L’Italia delle città

Il Parlamento di Torino, 1848

15 Responses to L’Italia delle città

  1. lorenzovalle88 says:

    In una saletta dell’Archivio Storico di Torino, in via Barbaroux 32, è esposta una piccola mostra sulla nascita dello stato italiano con diverso materiale su alcune riunioni decisive del Parlamento di Torino, presso Palazzo Carignano. Io l’ho visitata con la classe di Comunicazione visiva avanzata, corso del professor Torri, e ho gradito in particolare alcune piccole chicche, come per esempio una serie di vignette satiriche dell’epoca sui parlamentari e i loro vizi.

    La terza sala della mostra alle Officine Grandi Riparazioni è la prima a sfruttare appieno le grandi dimensioni dell’edificio, come si può vedere da questa foto: http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070399.jpg. Tra pannelli informativi, arazzi e proiezioni, si raccontano le fasi determinanti del Risorgimento, le battaglie e le conquiste, con approfondimenti su alcune specifiche città. Devo dire di aver apprezzato lo stile da scenografia teatrale di questa sala. Uno dei pannelli informativi: http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070400.jpg.

  2. francescapitera says:

    Di questa terza sala mi piace il fatto che essa sfrutti appieno lo spazio espositivo e ho inoltre apprezzato la ricchezza informativa dei pannelli cronologici.
    Mi è piaciuta l’esposizione dei volumi riguardanti varie città come Torino, Genova e Milano che danno appunto l’idea di un’Italia frammentaria che si avvia verso l’indipendenza e l’unità nazionale.

  3. Con l’isola dedicata all’Italia delle città iniziano i pannelli cronologici illuminati che fanno da filo conduttore dell’intera mostra (foto sotto). In quest’area sono elencati i principali avvenimenti dal 1815 in poi. Personalmente, guardando i pannelli – per i quali forse avrei scelto un materiale diverso, meno delicato – il primo desiderio che mi è venuto in mente è stato di poterli portare a casa. La compresenza di oltre 150 anni di date e avvenimenti importanti – selezionati dai primi dell’Ottocento al 2010 – mi ha fatto pensare a quanti fatti storici e importanti ignoro o non so collocare esattamente.
    Foto:
    https://picasaweb.google.com/lh/photo/5pB6TbLrjpF1OtLx_BvEjtyfYEl0UGB_7gywBsQScBw?feat=directlink

    Su altri pannelli ci sono le principali città esistenti sull’attuale penisola italiana nell’Ottocento che, insieme ad alcuni ologrammi di attori, fanno da cornice ad un sipario teatrale (foto sotto scattata nel momento in cui si alza il pannello e il visitatore può vedere cosa c’è dietro: le altre isole successive della mostra).
    Foto:
    https://picasaweb.google.com/lh/photo/qZog4a_c_NKOJLodMvxcytyfYEl0UGB_7gywBsQScBw?feat=directlink

  4. stefanoguidotti says:

    Giungendo in questa sala si entra nel vivo della mostra e l’enorme spazio espositivo si spalanca dinanzi allo spettatore. La mia attenzione è stata subito catturata dall’ambientazione spartana e suggestiva: una reale e metaforica officina dove vengono costruiti e ricostruiti fatti, spazi, realtà e processi che hanno formato l’Italia.
    Foto soffitto: https://picasaweb.google.com/lh/photo/P_uD1ANEdzrwQ4v4TaRbJ8rR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink

    L’isola tematica è dominata dal grande sipario situato in fondo, di fronte all’entrata. In questa cornice scorrono, alzandosi e abbassandosi, otto fondali dipinti, dedicati ognuno ad una città diversa: Torino, Genova, Milano, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Palermo. Otto grandi città in rappresentanza delle principali realtà statuali che costituivano la frammentata struttura dell’Italia pre-unitaria, come teatro del Risorgimento Italiano.
    Foto sipario: https://picasaweb.google.com/lh/photo/nLbqG_mqYj4SC6eEOVoIEMrR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink
    Inoltre, i fondali mostrano opere liriche, dialoghi, balli e interpretazioni di eventi significativi della storia della città. Infatti, il teatro e il melodramma in quel momento storico hanno contribuito a unire le diverse realtà cittadine, proponendosi come elemento importante per il processo di diffusione della lingua italiana, nonché come documento storico. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intervenendo il 6 marzo scorso su “Il Messaggero” nell’editoriale Musica nella storia del Paese, ha affermato: “Quella musica e quei testi rimangono nobili veicoli di trasmissione degli ideali del Risorgimento.”
    Considerando i teatri d’opera quali luoghi privilegiati per l’elaborazione e la divulgazione dell’identità e dell’immaginario nazionali, il “Va’ Pensiero” del “Nabucco” di Verdi è probabilmente la musica più significativa. Non a caso, questo canto è stato scelto come sottofondo del trailer del documentario “Le unità degli italiani”.
    Link al trailer: http://youtu.be/CU7OTFQlsI0

    Come ha già fatto notare Emanuele, in questa sala iniziano i pannelli storici che ci accompagneranno in tutta la mostra. Mi è piaciuto il tentativo di animare questo elenco cronologico, inserendo all’interno della struttura oggetti e abiti di volta in volta inerenti al periodo rappresentato. Anche in questo caso si è cercato di superare l’impostazione classica e accademica delle didascalie tipiche delle mostre storiche.
    Foto: https://picasaweb.google.com/lh/photo/uwJlfm0ze1rv6zQ5SSePUsrR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink

    Nel complesso, ritengo che, grazie al sipario e agli ologrammi (foto sotto), la sala sia suggestiva, ma dispersiva e poco avvolgente. Il nesso con il titolo dell’isola tematica non è intuitivo: lo spettatore resta disorientato e deve “andare a caccia dei contenuti”, esplicitati solamente nelle bacheche trasparenti. Inoltre, penso che l’intento di celebrare il teatro e l’opera non sia facilmente comprensibile per tutti. Ad esempio, per quanto mi riguarda, ho potuto coglierlo solo effettuando una ricerca successiva alla visita della mostra.
    Foto ologrammi: https://picasaweb.google.com/lh/photo/NqF2beyaBXdtFJpXyO-sPMrR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink

    • chiararomanelli says:

      Mi ritrovo parzialmente d’accordo con il commento di Stefano. Penso che quella delle città sia l’area forse più suggestiva di tutta la mostra, in particolare per il contrasto rispetto alle due sale precedenti di dimensioni molto ridotte. Nel cambio di fondale del sipario, poi, il visitatore ha per la prima volta la percezione delle reali dimensioni della mostra, trovata che considero di grande impatto.
      Però, a mio parere, questa area ha dei problemi rispetto alla comunicazione dei contenuti.
      Infatti il tema principale della sezione non è immediatamente comprensibile, almeno io con difficolta sono riuscita a trovare un nesso con il titolo dell’area e i suoi exibit. La scelta del sipario teatrale è un modo molto interessante per comunicare come l’Italia iniziasse a sentirsi unita grazie all’arte. Comunque non bisogna dimenticare che il teatro è stato mezzo di inclusione soltanto per una piccola parte di privilegiati, in quanto escludeva la popolazione meno abbiente.

  5. beatricemaolucci says:

    Avete descritto benissimo quest’isola tematica. Posso solo dare alcune mie impressioni.
    Sarò sincera, l’entrata in questa sala è stata spiazzante per me, forse troppo ampia e dispersiva, mi ha dato una sensazione di smarrimento, non sapevo da dove partire, né dove approfondire.
    Interessantissimi i pannelli storici trasparenti in modo da mostrare abiti e costumi dell’epoca posti all’interno; come dice Stefano si è cercato di superare l’impostazione dei classici pannelli espositivi e, a mio avviso, è risultato anche un abile escamotage per incuriosire il pubblico fruitore attirandolo verso i pannelli e invogliandolo a leggere le notizie storiche. Mi spiego meglio, essendo i pannelli molto approfonditi, il rischio è che il pubblico legga attentamente i primi trascurando sempre di più i successivi; il posizionare degli oggetti sul retro può essere un modo per attrarre l’attenzione del fruitore che una volta avvicinato al pannello per guardare meglio, potrà poi spostare l’attenzione ai dati storici anche per approfondire ciò che ha appena visto.

  6. Susanna Aruga says:

    Quest’area è senza dubbio il punto di svolta principale della mostra. Attira l’attenzione, fa perdere le coordinate per qualche secondo e fa rimanere il visitatore a bocca aperta. Lo stupore funziona sempre, per fortuna. Anche io ho reagito esattamente come i miei compagni, poi mi sono fatta prendere dalla curiosità e ho cercato di esplorare l’area il più possibile.

    Come già è stato detto i pannelli in plexiglass sono molto ben sfruttati. Mettono insieme nuove e vecchie tecnologie espositive e le mescolano come se il tutto fosse un ipertesto (come già accennavo nella pausa di riflessione durante la visita alla mostra). Mettere insieme materiali così eterogenei è, amio avviso, il modo migliore per poter mantenere viva l’attenzione di tutti, anche di quelli che “non ci volevano venire”. L’intero pecorso di visita a partire da quest’area è come una navigazione online dove il motore di ricerca ha già selezionato per te dei percorsi possibili e sta al visitatore scegliere quello a lui più consono. Voi che ne dite?

    Per quel che riguarda la parte più specifica dedicata alle città ho molto apprezzato l’accostamento di ologrammi e opere liriche importanti che, a mio avviso, racconta molto bene la nostra quotidianità dove contemporaneità e tradizione convivono (quasi) sempre in armonia.

    3 foto in successione (da sinistra a destra) sull’allestimento degli ologrammi per la città di Milano:


  7. valeriavittoriabucelli says:

    Questa terza area ci introduce nel vivo della mostra. Appena entrata in questa sala sono rimasta un po’ spiazzata dalla sua grandezza e, come detto precedentemente da Beatrice, ho avuto una sensazione di disorientamento.
    In questa sala, come in quelle successive, sono posti dei pannelli di plexiglass, sui quali sono riportate le date dei principali eventi che hanno segnato la storia d’Italia. Ho apprezzato il tentativo di modernizzare e rendere più coinvolgenti questi pannelli inserendo, al loro interno, abiti e oggetti inerenti al diverso periodo storico rappresentato.

    Questa terza sala è dominata da un grande sipario situato di fronte all’entrata. Su questo fondale si alternano otto diversi ologrammi, ognuno dei quali rappresenta una città italiana (Torino, Genova, Milano, Venezia, Firenze, Roma, Napoli, Palermo). Questi ologrammi mostrano balli, dialoghi e opere liriche.

  8. danielepilato says:

    A quanto pare non sono l’unico ad aver notato l’inefficacia di questa terza isola tematica. Per quanto maestosa e accogliente, non capisco come un teatro, con tanto di sipario e colori caldi, possa rappresentare le città italiane. Le prime impressioni che ho avuto di fronte a questa installazione mi hanno portato verso il teatro, l’arte, la classicità e sono cascato dalle nuvole quando ho collegato alle immagini il titolo dell’isola tematica, “L’Italia delle città”. Grazie a quanto scritto in precedenza dai miei compagni, ho messo a fuoco il collegamento tra titolo e contenuti, prima solo immaginato tramite le teche riportanti i nomi delle città. A volte la semplicità pagherebbe molto di più: rappresentare le città tramite i monumenti significativi oppure mostrando i luoghi delle città significativi per l’Unità d’Italia o la “costruzione” degli italiani, come per esempio il primo Parlamento di Torino, sarebbe stato più efficace e coinvolgente.

    Inoltre, il sipario si apre su cosa? Il panorama che ci viene mostrato è esteticamente inutile: vediamo parte di ciò che visiteremo più tardi, perlopiù al buio. Questa anticipazione rovina le aspettative mostrando solo confusione.

  9. silviafrancescacalvi says:

    Quando si entra in questa terza sala, l’effetto è totalmente spiazzante. Da un’impostazione “classica” da pinacoteca, si passa ad una sala buia, illuminata da innumerevoli proiezioni luminose, multimediale, le cui pareti sono inesistenti e si compenetrano con le altre isole tematiche, in proiezioni video che spaesano del tutto lo spettatore.

    Come già affermato da altri, è molto bella l’idea delle installazioni in plexiglass per riprodurre la cronologia. La storia viene vista non più come un’asettica linea del tempo, ma su un’onda che tutto avvolge e nella quale – in trasparenza – si possono intravedere i costumi e gli oggetti del periodo. Una scelta astuta e originale, seppure poco funzionale a causa della scarsa visibilità dele scritte e degli oggetti stessi insiti all’interno delle strutture.

    Concordo con Stefano G. sul concetto dello spettatore che “deve andare a caccia di contenuti”. Se non lo avessi letto da un cartello illustrativo, mai e poi mai avrei compreso il tema della sala. Di “città” non c’è molto e non risulta nemmeno immediato il collegamento con le scene teatrali riprodotte sullo schermo al fondo della sala. Quanto alle tecniche impiegate, trovo un collegamento tra la scelta della proiezione appena citata – che riproduce uno scenario italiano – e le pareti olografiche di Peter Geenaway alla Reggia di Venaria Reale, nel percorso espositivo classico: un insieme di proiezioni che riproducono la vita di corte, secondo il progetto “Ripopolare la Reggia”.

    (video del progetto: http://www.youtube.com/watch?v=WFCInwEJgD8)

    L’aspetto multimediale si trova per la prima volta in questa isola e non abbandonerà più lo spettatore sino alla fine del percorso. Altrettanto importante risulta la frammentazione e la commistione degli spazi con le aree tematiche confinanti, sottolineata in particolar modo da schermi semoventi, che periodicamente si alzano e lasciano intravedere lo spazio antistante alla sala e alla proiezione stessa. Un escamotage simile a quello del Museo del Cinema di Torino, dove lo spettatore può guardare spezzoni di film su pannelli mobili, che a frequenza fissa si alzano e lasciano la vista sulla sala centrale e principale del museo, stupendo lo spettatore e dando l’idea di una mostra “non a compartimenti stagni”.

  10. veronicamolinari says:

    Trovo che le perplessità e le problematiche relative a questa sezione, L’Italia delle città, siano state perfettamente esaminate dai miei colleghi. Io sono decisamente d’accordo con l’dea di fondo che è emersa: è in questa terza isola tematica che la mostra comincia la sua “trasformazione”, diventando più interattiva e coinvolgente agli occhi dei visitatori. Sicuramente l’ambiente è più vasto rispetto a quello delle sale precedenti e la molteplicità di elementi presenti disorienta e confonde l’osservatore, che trova davanti a sé innumerevoli spunti e percorsi e, come ha detto Beatrice: “non sa da dove cominciare”.

    I pannelli in plexiglass sono decisamente efficaci: sintetici e semplici, mettono in luce i fatti chiave della Storia d’Italia “corredandola” con articoli e costumi tipici dei diversi periodi. Questa scelta contribuisce sicuramente a “invogliare” l’apprendimento e l’esplorazione dei fruitori; peccato solo per le scritte, per me troppo chiare. Forse, realizzandoli su altro materiale la visibilità sarebbe stata migliore; però, in tal caso, essi avrebbero perso la loro “consistenza” trasparente e l’esposizione degli oggetti sullo sfondo non sarebbe stata possibile.

    Ciò che cattura immediatamente l’attenzione è però l’enorme sipario, all’interno del quale scorrono gli ologrammi di 8 città italiane, già perfettamente descritto nei commenti sopra. Tuttavia però, non ho particolarmente apprezzato il fatto che il sipario, alzandosi, mostri al visitatore una parte dell’esposizione relativa all’isola della Scuola. Quindi, concordo con Daniele quando dice che questa scelta è esteticamente inutile e “smorza” un po’, a mio parere, la possibile e futura sorpresa del visitatore, svelando parte del percorso che segue.

  11. Intervengo con una considerazione: va detto che le rappresentazioni teatrali sono state per secoli l’unico divertimento e al contempo “telegiornale” dell’epoca precedente ai mezzi di comunicazione. Mi riferisco non soltanto agli spettacoli più aristocratici, andati in scena nei gradi teatri al chiuso, ma anche a quelli popolari e itineranti – con spettacoli nelle piazze: burattinai, saltimbanchi e veri e propri artisti di strada

    Migliaia di artisti dello spettacolo viaggiante hanno girato di piazza in piazza portando in scena anche fatti di cronaca, magari interpretati in base al loro estro del momento o a seconda del pubblico presente, spesso aggirando – in strada meglio che nei teatri – censure e controlli.

    In effetti, nell’isola in questione ci sono molte maschere che spuntano dal video posto dietro il sipario mobile; Gli attori nel video si muovono verso lo spettatore ponendosi quasi in contrapposizione con l’idea classica di teatro aristocratico. Chissà se nella volontà comunicativa di questo allestimento ci sia stato anche questo riferimento? Se sì, concordo con i colleghi sul fatto che non sia un accostamento immediato alle città ma credo che all’epoca le maschere della Commedia dell’Arte identificassero bene le rispettive caratteristiche regionali.

  12. stefanoramondetti says:

    Concordo con quanto detto dai miei compagni: anch’io, appena entrato nel vivo della mostra, sono rimasto spiazzato dalla grandezza e dall’apertura dello spazio, non chiaramente delimitato e nel quale le isole si succedono senza soluzione di continuità. In particolare sono d’accordo con il giudizio espresso da Daniele: era secondo me molto difficile, a partire dall’allestimento, risalire al tema della sezione, personalmente l’ho capito soltanto grazie al pannello introduttivo e, successivamente, osservando i libri sulle città all’interno delle teche. Per quanto riguarda l’aspetto scenografico, certamente l’impatto e la maestosità non sono mancati: l’idea del sipario non mi è dispiaciuta, ma a mio avviso si sarebbe potuto coinvolgere di più il visitatore “avvolgendolo” con gli elementi scenografici, cercando di ricreare le atmosfere uniche di città che ci invidiano in tutto il mondo.

  13. francescabilotta says:

    La seconda sala, che apre la parte “vera” della mostra mi ha lasciato particolarmente perplessa: in primis non sono riuscita a comprendere la logica dei vari filmati sul grande pannello con il sipario rosso… Disegni misti a figure cinematografiche, personaggi che non centravano nulla gli uni con gli altri… Poco chiara anche l’apertura finale del sipario sui banchi di scuola, che non si capisce neanche essere tali finchè non si arriva all’area dedicata.
    Per quanto riguarda invece i pannelli di vetro con le cronologie, anch’essi li ho trovati abbastanza inutili, dal momento che forniscono informazioni facilmente reperibili su un libro di storia e che risultano alla fine dispersive. Più interessanti le divise e gli oggetti che vi erano dietro le cronologie che però risultavano praticamente invisibili, a causa della scarsa illuminazione, della polvere e delle ditate sulle teche e dalla quantità di scritte… Personalmente avrei dato molto più spazio a questi oggetti e avrei progettato diversamente il video, magari montando spezzoni di film storici che riguardassero le vicende chiave delle quattro città di si voleva mettere in evidenza la storia

  14. lombardnicole says:

    Concordo con chi ha detto di essersi trovata un po’ spaesata al momento dell’ingresso in questa seconda sala; non sapevo bene da dove iniziare la mia visita e soprattutto non ho colto il messaggio veicolato dal pannello con il sipario. Le immagini erano apparentemente accostate le une alle altre senza che fosse evidente il fil rouge che le collegava… Ho invece apprezzato molto le citazioni di grandi poeti italiani, tra i quali Dante, ma non ho capito cosa c’entrassero con le immagini proposte. Le cronologie sui pannelli di vetro erano puntuali e molto dettagliate, ma forse il resto dell’allestimento, molto più scenografico, tendeva ad oscurarle un po’.

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