Le mafie

I cento passi,  Marco Tullio Giordana, 2000.

Il link è una selezione di tutta la parte del film dedicata all’attività di Impastato a Radio Out. E’ dunque interessante riscontrare le stesse sequenze tratte dalla trasmissione anche nella sessione documenti presente nel sito del Centro di Documentazione Impastato.

La storia di Impastato riassunti in una video clip (non ufficiale) che associa e le immagini del film ‘I Cento Passi’ e la canzone ‘I Cento Passi’ dei Modena City Ramblers

18 Responses to Le mafie

  1. veronicamolinari says:

    Nella mostra “Fare gli Italiani” particolare attenzione viene riservata alla Mafia, la più nota società segreta, considerata “tipicamente” italiana, che non ha svolto una funzione solo ed esclusivamente criminale, ma anche una “funzione di potere”, basandosi sull’alleanza e sulla collaborazione con politici e funzionari statali.
    L’Isola tematica relativa alle Mafie si presenta, a mio parere, in modo molto suggestivo: è infatti volta a rievocare un archivio; vi sono scaffalature altissime, contenenti numerose pratiche, molto verosimili, con tanto di scritta sul dorso relativa alla “questione” archiviata.
    Il nucleo dell’isola, però, è caratterizzato da un particolare dispositivo multimediale, che permette di visualizzare alcuni filmati: basta posizionare, a scelta, un fascicolo (preso da un determinato scomparto) su un apposito piano perché questo “sveli” gli elementi che contiene attraverso un breve video.
    Quest’isola, secondo me, forse per la presenza di questi ripiani altissimi e colmi di dossier, suggerisce al visitatore un senso d’impotenza, d’angoscia, e fa apparire il “percorso” volto a sconfiggere la Mafia, ciò che ancora “sta fuori”, come infinito, interminabile, o peggio, senza speranza. Così di getto però, quasi come per “scacciare via” questo senso di “intoccabilità”, mi viene spontaneo citare la celebre frase di Giovanni Falcone: « […] La mafia non è affatto invincibile; è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. »

  2. chiararomanelli says:

    Ho molto apprezzato l’intervento di Veronica, in particolar modo la citazione finale di Giovanni Falcone.
    Parlare di mafia non è sempre facile. In primo luogo perché si tratta di una delle pagine più dolorose della nostra storia passata e presente; in secondo luogo perché la mafia non si lascia vedere facilmente in faccia. Noi tutti sappiamo che esiste, ma per molti di noi essa rimane un qualcosa di estraneo e pensiamo che in fondo la cosa non ci riguardi.

    In realtà la mafia tocca profondamente tutti noi, in qualsiasi città d’Italia in cui viviamo.
    Per questo motivo ho molto apprezzato la linea narrativa proposta dalla mostra, dove la mafia ci viene mostrata attraverso i volti e le storie di quei personaggi che l’hanno vissuta e/o combattuta, e considero adeguato proporre qui sotto una serie di citazioni e interviste di personaggi particolarmente significativi.

    • La contraddizione definisce Palermo. Pena antica e dolore nuovo, le pietre dei falansteri impastate di sangue ma anche di sudore onesto. La Mafia che distribuisce equamente lavoro e morte, soperchierìa e protezione. (Leonardo Sciascia)

    • La mafia è sì un’associazione criminale, è sì un problema di polizia e di ordine pubblico; ma non è soltanto questo. È un fenomeno assai più complesso, caratterizzato da una fittissima trama di relazioni con la società civile e con svariati segmenti delle istituzioni. Di qui un intreccio di interessi e un reticolo di alleanze, connivenze e collusioni che sempre hanno fatto della mafia un pericoloso fattore di possibile inquinamento della politica, dell’economia e della finanza (con tutti i rischi che ciò comporta per l’ordinato sviluppo di un sistema democratico). Considerare la mafia come un insieme di qualche centinaio di sbandati, pur violenti e feroci, è dunque riduttivo. (Gian Carlo Caselli)

    • La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione. (Giovanni Falcone)

    • Non ho mai chiesto di occuparmi di mafia. Ci sono entrato per caso. E poi ci sono rimasto per un problema morale. La gente mi moriva attorno. (Paolo Borsellino)


    (Interviste a Giovanni Falcone)


    (Intervista a Roberto Saviano)

  3. francescapitera says:

    L’area tematica dedicata alle mafie è quella che ho apprezzato più di tutte. Concordo con Veronica sul fatto che questi enormi scaffali, i quali contengono un vastissimo numero di fascicoli relativi alle diverse personalità mafiose e alle loro attività illecite, danno un senso di angoscia. Le mafie vengono infatti presentate come un vero e proprio antistato difficile da sconfiggere, ma non impossibile.

    Inoltre, mi ha colpito la fossa all’interno di questo spazio espositivo, la quale può rappresentare sia la fine che gli oppositori delle mafie hanno spesso incontrato mettendosi contro di esse, sia il fatto che queste organizzazioni “succhiano” dal territorio circostante tutto ciò di cui hanno bisogno lasciandolo arido e difficilmente fecondabile.

  4. giovannagennatiempo says:

    Eroi invisibili:
    Giancarlo Siani (Napoli, 19 settembre 1959 – Napoli, 23 settembre 1985)
    Breve storia di chi ha avuto il coraggio di guardare in faccia la mafia: http://youtu.be/h6ZFwiyo4eg

  5. Susanna Aruga says:

    La mafia è nata con l’Italia: speriamo che muoia prima.


    Breve scorcio dei faldoni che compongono l’area della mafia alla mostra alle OGR, le mie compagne prima di me e le immagini credo che parlino benissimo da sole.


  6. Un video – girato volutamente in silenzio – benché sia un po’ scuro e di bassa qualità mostra il percorso intorno all’isola della mafia, al centro della quale è stata posta un fossa di terra (nella foto sotto) che mi ha fatto pensare ad una fossa comune della quale bisogna sentirsi tutti un po’ responsabili. Inoltre è una fossa aperta, quasi un monito, a significare il pericolo di cadere nella trappola della morsa alla quale la società è esposta. Mafia non è sinonimo soltanto di stragi sanguinose ma, come apprendiamo dalle cronache quotidiane, anche di scelte economiche e affari. A livello storico ci sono alcuni video e foto d’epoca esposti nella mostra delle Ogr che aiutano a ricostruire gli orrori di anni passati che, grazie alle immagini, chi ricorda può rivivere e chi non era ancora nato può conoscere.
    Foto:
    https://picasaweb.google.com/107264337291100070431/VisitaAlleOGR25Mag2011FotoDiEFranzoso?authkey=Gv1sRgCOT1y42S6tW4bA&feat=directlink#5612560822884320834

  7. httpv://youtu.be/4YfjdNztbdo

  8. stefanoguidotti says:

    L’effetto imponente, oppressivo e scoraggiante degli enormi scaffali domina l’area dedicata alle Mafie.
    Foto: https://picasaweb.google.com/lh/photo/KVtAjHP-5XmR3nGcZvtb9MrR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink
    Mi spiace non aver notato il meccanismo multimediale di cui parlava Veronica. Probabilmente sono passato troppo frettolosamente.

    Anche io sono stato colpito dalla fossa presente in questo spazio: mi ha evocato le fosse in cui tutti i personaggi scomodi alle mafie, anche i più sconosciuti, sono stati fatti sparire. Trovo molto interessanti anche le interpretazioni di Emanuele e Francesca: la fossa come trappola per la società e come simbolo di aridità.
    Inoltre, ho trovato originale l’allestimento della zona dedicata alle vittime che hanno combattuto la mafia.
    Foto: https://picasaweb.google.com/lh/photo/ejsjKgVLFEtm3tA8i4SKecrR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink
    Il mio sguardo si è soffermato sul volto di Peppino Impastato, che ho subito collegato a “I Cento Passi”, uno dei miei film preferiti. Siccome gli amministratori del blog hanno già postato un video relativo a questo film per aprire il dibattito su quest’area tematica, ne indico un altro che apprezzo molto.

    FORTAPÀSC, di Marco Risi (2009)
    Il film ripercorre la storia di Giancarlo Siani, giornalista al quale aveva già fatto riferimento Giovanna, in un intervento precedente al mio.
    Trailer:

  9. beatricemaolucci says:

    Come non citare qui il romanzo di Leonardo Sciascia, Il giorno della civetta, 1961. Il racconto trae lo spunto dall’omicidio di Accursio Miraglia, un sindacalista comunista, avvenuto a Sciacca nel gennaio del 1947 ad opera della mafia.

    Incontro tra il Capitano Bellodi e don Mariano, diventato celebre per l’espressione idiomatica “quaquaraquà”, collegata nella cultura popolare al mondo mafioso e ai concetti che lo governano:
    « Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo… »

  10. valeriavittoriabucelli says:

    L’isola tematica dedicata alle mafie si presenta al visitatore in maniera suggestiva: sulle pareti troviamo enormi scaffali, nei quali sono raccolti i faldoni riguardanti i crimini compiuti dai mafiosi.
    Al centro dell’area vi è un buco, una sorta di fossa comune, la quale, simbolicamente, rappresenta il luogo in cui sono sepolti tutti i cadaveri delle persone ammazzate dalla mafia.
    Purtroppo anch’io, come Stefano, non ho notato il dispositivo multimediale di cui parla Veronica.

    L’area dedicata alle mafie mi ha toccata particolarmente: il problema della criminalità organizzata dovrebbe toccare tutti i cittadini italiani civili. Molti uomini sono morti per debellare questo fenomeno italiano. Mi auguro che queste morti non rimangano per sempre uno sforzo inutile e che, prima o poi, si arrivi alla fine della mafia.

    – « La mafia non è affatto invincibile. È un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha avuto un inizio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni. »
    (Giovanni Falcone)

    – « Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore solo una volta. »
    (Paolo Borsellino)


    (Video tratto dal TG1 del 23 maggio 1992, giorno della strage di Capaci in cui perse la vita Giovanni Falcone)

  11. danielepilato says:

    Apprezzo molto quanto scritto dai miei compagni in precedenza e condivido l’efficacia di questa isola tematica, maestosa e toccante. I fascicoli danno la misura della mafia in italia e la fossa rappresenta le troppe vittime.

    Per mia mancanza non avevo mai visto I cento passi ma dopo aver visionato i video di questo post, l’ho recuperato. Dopo il film, ho approfondito la mia ricerca cercando di capire quanto del film corrispondesse alla realtà e su youtube ho trovato un sacco di video interessanti che mi hanno confermato, tra le altre cose, la bravura di Luigi Lo Cascio, interprete di Peppino Impastato. Vorrei spostare per un attimo l’attenzione dalle vittime della mafia a chi rimane, a parenti e amici, anch’essi condannati a vivere una vita diversa da quella che pensavano. Per me è stato molto toccante e significativo vedere un’intervista alla madre di Peppino Impastato che ha avuto la forza di lottare e di non farsi divorare dalla rabbia e dalla tristezza.

    Vorrei portare anche un altro esempio, molto più recente. Daniele Silvestri nel suo ultimo album, S.C.O.T.C.H., omaggia la famiglia Borsellino, mettendo in musica un appello di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo. L’Appello è una canzone allegra che però racconta la vita stravolta di un fratello e denuncia l’omertà che ci circonda, a causa della quale la mafia continua a esistere e uccidere. Alla fine della canzone si torna repentinamente alla realtà con le storiche parole di Antonino Caponnetto, magistrato molto vicino a Falcone e Borsellino: “E’ finito tutto”.

  12. silviafrancescacalvi says:

    Come non parlare di Mafia – o meglio, Mafie – in uno Stato come il nostro, dove questo fenomeno rappresenta una peculiarità tutta nostrana di contrapposizione all’autorità centrale, alle gerarchie nazionali e alle forme di governo del Paese?

    L’isola presenta una voragine che si apre al centro sulla superficie della pedana, davanti ad essa è posto uno schermo trasparente su cui sono proiettate le immagini. Su un tavolo sono collocati diversi faldoni inerenti le storie di vittime delle mafie che se scelti dallo spettatore attivano sullo schermo i racconti.
    Lungo il percorso delle passerelle che conducono all’isola il visitatore trova grandi librerie ricolme di faldoni: sono gli archivi contenenti la storia in frammenti delle organizzazioni criminali.
    Un’installazione di forte impatto emotivo, sia per la multimedialità del punto in cui i faldoni si “animano” e proiettano storie personali, sia per la dimensione volutamente mastodontica dell’isola, che rende l’idea dell’entità del problema.

    “La metafora narrativa della voragine è utilizzata per rappresentare la dimensione dell’invisibile e del sommerso, la difficoltà di conoscere la storia, la verità dei fatti e la realtà delle diverse organizzazioni criminali”, recita il catalogo della mostra.
    La voragine nel terreno, tuttavia, mi suggerisce ben altri collegamenti.
    Il detto “dove si muove terra c’è mafia”, riferito agli appalti per le costruzioni edili spesso in mano a organizzazioni criminali; le fosse delle vittime della mafia (si può trovare un esempio in “Io non ho paura”: http://cdn.ilcinemaniaco.com/wp-content/uploads/2010/08/ScreenHunter_77-Aug.-18-10.36-500-x-722.jpg); le terre espropriate dei boss mafiosi, sotto l’azione anti-mafia dell’associazione Libera Terra (www.liberaterra.it).

  13. stefanoramondetti says:

    La mafia, ed in particolare le storie e le testimonianze ad essa relative, è un argomento che mi ha sempre interessato molto: mondo sommerso ma allo stesso tempo dalle fortissime ripercussioni ed influenze sulla realtà, forse anche più di quanto possiamo immaginarci. Proprio per questo mi è dispiaciuto non aver il dispositivo segnalato da Silvia, sul quale avrei sicuramente concentrato la mia attenzione. In generale, di quest’isola tematica ho apprezzato molto l’allestimento: ritengo che puntare sull’impatto scenografico, quindi più sul piano simbolico che su quello dei puri contenuti, sia stata la scelta migliore. Sarebbe stato impossibile infatti riassumere in modo esauriente un fenomeno che è ancora in vita ai giorni nostri e sul quale non è ancora stata fatta chiarezza fino in fondo; la scelta degli scaffali e della fossa potrebbe essere stata adottata come un monito per il visitatore, un modo per farlo sentire davvero coinvolto da un fenomeno che troppo spesso viene considerato un problema che non lo riguarda, e farlo riflettere: la mole di fascicoli con lo scopo di aumentarne la consapevolezza sulla portata del fenomeno, la fossa sull’importanza e sulle possibili conseguenze per la società.

  14. beatricemaolucci says:

    Jhonyi Stecchino diretto e interpretato da Roberto Benigni, qui il momento più celebre del: <>. Per gli italiani i mafiosi sono sempre gli altri e non ci rassomigliano. Dovremmo essere invece più sinceri e obiettivi e saper leggere i comportamenti mafiosi ormai radicati nella cultura italiana. A questo proposito l’idea della mostra è interessante perché pone proprio l’accento sul fatto cognitivo: il sapere e l’essere consapevoli è l’unico atteggiamento possibile contro la mafia e funziona più della denigrazione di principio.

  15. Muovendo i faldoni negli scaffali dell’isola sulla mafia succede qualcosa: personalmente me lo sono perso. Lo ha rivelato un servizio girato dalla Rai e andato in onda giovedì 30 giugno 2011 alle 14. Toccherà tornare alla mostra.

  16. giuliamagnetto says:

    Che dire, emozione pura!! Trovo sia stata geniale l’idea degli allestitori! L’impatto visivo è emozionate, toccante…quasi toglie il fiato (anche grazie alla posizione, così “isolata”, in fondo alla sala). Non avevo mai pensato a quanto potesse essere materialmente imponente la mole delle inchieste sulla mafia, forse non si pensa mai ai faldoni in sè quanto piuttosto alla storie più tristemente famose!! Ma la mostra è geniale proprio per questo: perchè ci mette di fronte ad un realtà enorme…materialmente enorme…questa serie di faldoni giudiziari tra cui il nostro occhio si perde. E questo fa pensare…forse più che le fotografie dei singoli e più famosi EROI Borsellino, Falcone, Dalla Chiesa ecc. Perchè dietro a loro c’è molto di più…ed è giusto che l’Italia e gli Italiani soprattutto lo sappiano. Quasi chiusi dentro questo “archivio nazionale” si scatenano sentimenti di ogni tipo: vergogna, forse paura, forse una rabbia enorme e incontrollata…che quasi vorresti urlare e spaccare tutto…”perchè non è possibile…l’Italia non dovrebbe essere così, l’Italia è migliore di così!!!!” (tu ci credi ancora). Quello che è certo è che l’allestimento di questa parte della mostra riesce in pieno in quel tentativo di stimolare sentimenti nei visitatori…e MENOMALE, mi verrebbe da dire!!!!!!

    E intanto il 23 maggio del 1992 (20 ANNI FA) morivano Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Una parola per loro: GRAZIE!!!!

  17. stellaspallone says:

    L’idea di una scenografia semplice per rappresentare qualcosa che invece è molto intricato, con molte iperconnessioni con la realtà che ci circonda, è semplicemente brillante. L’immagine in purezza di questi enormi scaffali e di queste file interminabili di faldoni rende perfettamente l’idea di come io stessa mi immaginavo le stanze in cui Falcone, Borsellino,…studiavano i loro casi, sicuramente sigaretta in bocca e un’aria molto pesante per la polvere e per il fumo.
    Quando ci si addentra in questa sezione della mostra si ha l’idea di essere schiacciati da tutto questo, e ci si vergogna anche un po’. I risultati possibili, provocati da questo scarno allestimento, sono due: ci fa cadere in un pessimismo catastrofico e incontrollato, oppure può darci la forza di reagire, per vedere scomparire nel tempo, piano piano, tutti quei faldoni e tutti quelli che hanno scritto e che scriveranno i vari pool antimafia.
    Tra l’altro mentre visitavamo la mostra, proprio nelle Ogr, accanto a noi, Saviano e Fazio facevano le prove della loro trasmissione “Quello che (non)ho”… Una volta arrivata tra quegli enormi scaffali, come non fare un pensiero veloce all’uomo che negli ultimi anni si è agguerrito contro la mafia, che l’ha denunciata non solo scrivendone libri, ma riuscendo a parlarne anche in televisione?

  18. alexbar88 says:

    La prima sensazione che ho provato nell’avvicinarmi a quest’isola è stata di oppressione da parte di una scenografia che, nella sua semplicità, sembra aggredirti ed avvolgerti con tutti quei faldoni. Il senso di impotenza che si ha di fronte a queste centinaia di dossier viene in parte mitigato dalla possibilità di vedere su schermo i filmati sugli eroi che hanno sacrificato la loro vita per cercare di estirpare quello che, a mio avviso, è il cancro più grande della società italiana. L’ambiente raccolto dà inoltre una grande possibilità, che non sempre salta fuori: quella di fermarsi e riflettere. Un’isola che, a parere mio, vale da sola l’ingresso alla mostra.

Leave a Reply

Please log in using one of these methods to post your comment:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s