Le campagne

“Contadini nelle Langhe di Cesare Pavese” (documentario realizzato dalla Regione Piemonte con testimonianze e interviste)

UGC, YouTube

“Quando ero piccolo accompagnavo mio nonno nei campi; il viottolo per tornare a casa era ripido e, nel periodo dell’aratura , mio nonno, stanco per il lavoro della giornata, si aggrappava alla coda del bue, usato per trainare l’aratro, per farsi tirare.

Con l’arrivo dei primi freddi dopo cena ci ritiravamo nella stalla per sfruttare il calore prodotto dagli animali: le donne preparavano con i ferri da calza degli indumenti per l’inverno, soprattutto calze, guanti e berretti; gli uomini più giovani si davano da fare per aggiustare qualche attrezzo da lavoro che aveva bisogno di restauro, i nonni di solito badavano ai bambini tenendoli buoni con le loro storie.

Mi ricordo anche di quando mi svegliavo al mattino in inverno e dovevo rompere il ghiaccio nella bacinella per potermi lavare”.

19 Responses to Le campagne

  1. chiararomanelli says:

    Scritto in esilio nel 1930, Fontamara è il libro più famoso di Ignazio Silone. E’ la descrizione di un universo contadino, disperato e immutabile nel tempo. Protagonisti assoluti del romanzo sono i “cafoni”, ovvero i contadini poveri che popolano sia Fontamara che i tanti paesi simili in tutto il mondo.
    I “cafoni” lavorano la terra non per guadagnare, ma per sopravvivere; si sforzano di estinguere i debiti contratti per superare l’inverno precedente; parlano solo dialetto e ignorano la lingua dei cittadini e sono ricchi se hanno un asino o un mulo.


    (Dal film “Fontamara” del 1977, regia di Carlo Lizzani)

    Silone osserva che le discrepanze sono così notevoli che le due categorie costituiscono addirittura due razze distinte, diverse persino nel linguaggio; un cittadino e un cafone potranno parlare per ore senza comprendersi: per loro è impossibile discutere. Non è così, invece, tra i cafoni del resto del mondo che costituiscono un’unica razza e nella comunicazione riescono a superare le barriere linguistiche e intendersi a meraviglia.

  2. francescapitera says:

    All’interno di quest’isola tematica ho apprezzato molto il dispositivo tramite il quale, inserendo delle diapositive, esse venivano proiettate su uno schermo e dopo pochi secondi “prendevano vita” immortalando per esempio il momento della foto di famiglia o del pranzo frugale.
    Penso che quest’area sia di forte impatto per capire com’era la vita nella campagne italiane prima dell’arrivo della modernità.

  3. giovannagennatiempo says:

    «Sono passati molti anni, pieni di guerra, e di quello che si usa chiamare la Storia. … Ma chiuso in una stanza, e in un mondo chiuso, mi è grato riandare con la memoria a quell’altro mondo, serrato nel dolore e negli usi, negato alla Storia e allo Stato, eternamente paziente; a quella mia terra senza conforto e dolcezza, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, su un suolo arido, nella presenza della morte. — Noi non siamo cristiani, — essi dicono, — Cristo si è fermato a Eboli». Tratto dal romanzo di Carlo Levi: “Cristo si è fermato ad Eboli”, 1945.

    E’ il libro più famoso di Carlo Levi, scrittore, pittore, medico che attraverso quest’opera racconta la sua storia di confino sotto il regime fascista in Basilicata, paese ancora lontano dal Tempo e dalla Storia, racchiuso in un dolore che non può essere lenito. Una frazione di Storia che pochi conoscono ma che appartiene a molti di noi.

    Un libro che è diventato anche film grazie all’abile regia di Francesco Rosi e all’efficace interpretazione di Gian Maria Volonté: http://youtu.be/N4SkQD4rIDg

  4. La prima volta che ho visitato le mostre allestite presso le Ogr, il giorno dopo l’inaugurazione, non avevo notato il cavalletto con le foto intercambiabili (nella foto, sotto). E’ stata la presenza dei compagni del corso universitario a farmelo notare.

    Foto 1: https://picasaweb.google.com/lh/photo/TeULxmIGPfLtbvTl2yJjFNyfYEl0UGB_7gywBsQScBw?feat=directlink
    Foto 2:
    https://picasaweb.google.com/lh/photo/-Oya-Sx1zbKKTA4DFBESJ9yfYEl0UGB_7gywBsQScBw?feat=directlink
    Foto 3:
    https://picasaweb.google.com/lh/photo/zwXzaEAkzzRABXDbdrYWWtyfYEl0UGB_7gywBsQScBw?feat=directlink
    (nella foto 3 gli attrezzi del lavoro agricolo esposti al centro del percorso di visita)

  5. Susanna Aruga says:

    La cosa più interessantedi quest’area, che a mio parere poteva essere maggiormente aprofondita data la scarsa conoscenza che a livello generale si ha del tema – soprattutto tra i più giovani -, è il fatto che alla nuova tecnologia degli schermi interattivi – sdoppiati come in quasi tutta l’esposizione della mostra – vengano accostati gli strumenti del mestiere dell’epoca, esposti come se fossero delle opere d’arte. Un modo senza dubbio originale per affrontare una qeustione fondamentale per il nostro Paese di cui si parla sempre troppo poco.


    Gli attrezzi del mestiere, area “Le campagne”, OGR, Fare gli Italiani


    Un vecchio trattore Fiat, area “Le campagne”, OGR, Fare gli Italiani

    Ho inoltre apprezzato moltissimo il tipo di interattività presente in quest’area, l’accostamento di ciò che è “vecchio” con ciò che è “nuovo” credo sia riuscito benissimo e l’effetto ricreato è – a mio parere – quello di rendere il tema ancora attuale e contemporaneamente inseparabile dalle nostre radici più tradizionali.

  6. giovannagennatiempo says:

    Anche io, come Emanuele, non avevo notato la tecnica delle foto intercambiabili.
    E’ un ottimo metodo interattivo ma viene poco valorizzato, ho cercato in giro per la piattaforma qualche didascalia o qualche istruzione, ma con ben scarsi risultati.

  7. stefanoramondetti says:

    Nonostante non abbia, purtroppo, notato il dispositivo (idea che per come è stata descritta apprezzo molto, sia dal punto di vista tecnico che dei contenuti), l’isola tematica dedicata alle campagne mi ha colpito davvero molto. Ad attirare la mia attenzione sono stati in particolare gli oggetti esposti: vedere i mezzi e gli attrezzi agricoli mi ha reso infatti molto partecipe, in quanto si tratta di una realtà con la quale mi trovo a stretto contatto, tanto che tra gli oggetti ne ho individuati parecchi che avevo già visto in case di campagna / montagna di amici e parenti. Considerazioni personali a parte, ritengo che la loro presenza sia stata azzeccata soprattutto per mostrarne il lato pratico anche a coloro che non ne hanno mai avuto esperienza: “toccare con mano” quello con cui magari i loro stessi nonni vivevano quotidianamente prima di trasferirsi in realtà urbane.


    macchina agricola della FIAT

  8. lorenzovalle88 says:

    La quarta sala tematica, dedicata al mondo contadino che per decenni ha costituito la principale realtà produttiva italiana, mostra una serie di immagini e strumenti del lavoro agricolo, dagli utensili (falci, zappe, vanghe, rastrelli, forconi… http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070409.jpg: trova l’intruso!) ai trattori (mi è particolarmente piaciuto il design di questo trattore Fiat: http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070407.jpg). Un curioso proiettore di diapositive “animate” (http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070413.jpg) porta un po’ di interattività nella sala, come la lavagna elettronica nella successiva sala dedicata alla scuola e il pavimento luminoso nella sala dei trasporti. Non sono rimasto particolarmente colpito da questa sala, forse perché il vecchio mondo contadino non mi affascina per nulla (le storie di miseria e duro lavoro senza prospettive di miglioramento del livello di vita mi mettono tristezza).

    Durante la visita mi è tornato in mente La luna e i falò, l’ultimo romanzo di Pavese, in cui l’autore racconta del ritorno a casa, nella valle piemontese del torrente Belbo, dell’emigrante Anguilla. Egli rivive la propria giovinezza rivisitando i luoghi e ritrovando alcuni amici di un tempo, tra campi e feste di paese, ma questa visita è fonte più di tristi ricordi e scoperte che di gioie. Penso che la lettura di quel romanzo, alle superiori, abbia influenzato (in peggio) la mia visione del mondo contadino.

  9. valeriavittoriabucelli says:

    Anche io, come Emanuele, Giovanna e Stefano non ho notato il dispositivo con le foto intercambiabili, probabilmente perché non è segnalato in maniera adeguata.
    All’interno di questa sala sono presentati gli strumenti del lavoro agricolo. Per noi giovani il mondo contadino appare come una realtà lontana e poco conosciuta. Poter vedere gli attrezzi usati nelle campagne è un modo per avvicinarci alle nostre origini: quegli stessi attrezzi, infatti, rappresentavano la quotidianità dei nostri nonni e bisnonni.


  10. stefanoguidotti says:

    Se ripenso a quest’isola tematica, mi vengono in mente i rumori che rendevano l’ambientazione molto suggestiva, insieme all’ampiezza dell’area e ai fondali sulle pareti, i quali rappresentano i terreni delle campagne.
    Foto: https://picasaweb.google.com/lh/photo/x7eNyPUZcftlUjtyWEaUfsrR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink
    Non ho capito se i suoni riproducessero dei temporali o dei rumori di guerra, relativi ai cannoni presenti nell’area adiacente e alle isole tematiche dedicate alle guerre mondiali.
    Foto: https://picasaweb.google.com/lh/photo/-67rilvde7B73bHj05nWgcrR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink
    La dimensione uditiva, legata ai temi affrontati dalle diverse isole tematiche, è un elemento che accompagna il visitatore in tutto il percorso, coinvolgendolo maggiormente nell’ambientazione. Tuttavia, non penso che ci sia un impianto acustico dedicato al sottofondo sonoro di ogni isola. I rumori, che si percepiscono in lontananza e non in modo nitido, potrebbero risultare dalla sovrapposizione audio dei video e dei pannelli esplicativi sparsi nel percorso.
    Foto: https://picasaweb.google.com/lh/photo/I4Jh3m0Bj72YcZ5MGHnmysrR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink

    Voglio segnalare un film bellissimo, che secondo me può ben rappresentare quest’area espositiva:
    L’UOMO CHE VERRÀ, di Giorgio Diritti (2010)

    Il film è ambientato nel 1944 e racconta gli eventi antecedenti la strage di Marzabotto. Ho scelto di inserirlo qui e non nell’area dedicata alla Seconda Guerra Mondiale, perché il vero protagonista del film è il mondo contadino dell’appennino bolognese. Il regista rende lo spettatore partecipe di quell’universo, mostrandolo dall’interno: il lavoro quotidiano nelle cascine; il dialetto emiliano; le emozioni e le relazioni di quel contesto sociale; la voglia e il bisogno di creare comunità, trovandosi per ballare e chiacchierare. Il decorso della grande Storia si abbatte traumaticamente sulle spalle delle singole vite che continuano il loro percorso. La storia degli umili, dei contadini: protagonisti invisibili, ma solidi come un terreno che, calpestato dagli stivali, lavorato con zappe e aratri, esposto alle bufere, non sfugge dal suo compito vitale, offrendo i suoi frutti. Così i contadini hanno donato riparo e cibo caldo, con grande umanità, subendo le intimadazioni degli invasori nazisti e soddisfando le richieste dei Partigiani. Quale Storia e quale Italia senza di loro?

  11. veronicamolinari says:

    L’isola tematica dedicata alle Campagne è stata tra quelle che ho maggiormente apprezzato; forse perché i miei nonni erano contadini e, per certi aspetti, posso dire di aver “testato con mano” alcune “attività” legate al lavoro agricolo. Sicuramente il mondo campagnolo di fine ‘800 è il principale luogo dell’“incubazione” della resistenza allo Stato unitario e, per questo motivo, rimane, forse, il “grande escluso” nella fase di costruzione della Nazione. Solo successivamente si assisterà ad un progressivo avvicinamento tra mondo contadino e mondo cittadino, che tenderà però a privilegiare quest’ultimo a discapito delle campagne, che andranno incontro ad un totale impoverimento.

    Nell’isola tematica ho (come i colleghi che mi hanno preceduta) decisamente apprezzato il dispositivo con cui era possibile proiettare, su un pannello, alcuni “spaccati” di vita contadina; ed anche a me di quest’attività è stato “indicato” il funzionamento. Io, personalmente, l’avevo notata, ma, nella fase iniziale della mostra, non ero ancora entrata “nell’ottica” di questa interazione “a diretto contatto” tra visitatore e museo.

    Molto “azzeccata” è, secondo me, l’esposizione di trattori: essa rende molto bene il “cambiamento” che ha riguardato questo mondo, ovvero il passaggio da un’attività “fisica”, coadiuvata solo dall’aiuto animale (buoi, bestie da soma,…) ad una più “tecnologica”, volta a semplificare ed “alleggerire” il lavoro dei contadini.

  12. beatricemaolucci says:

    Il ragazzo di campagna, con Renato Pozzetto

    Per sorridere un po’ sugli stereotipi tra campagna e città…un film che non ho notato nell’isola tematica “immagini e immaginario”e che personalmente avrei inserito

  13. beatricemaolucci says:

    Adriano Celentano, Il ragazzo della via gluck

  14. danielepilato says:

    Se posso permettermi, vorrei riflettere sull’intervento precedente di Beatrice. Avevo anch’io pensato di inserire Il ragazzo della via Gluck di Celentano ma la canzone non parla di campagna nè di contadini. Il tema della canzone è quello della speculazione edilizia e dell’ecologia, temi da sempre molto cari a Celentano. Trovo invece molto simpatico il film di Pozzetto, che era venuto in mente anche a me.

    L’isola tematica de Le campagne credo sia la più dispersiva perchè si muove su due piani e perchè è troppo vicina e collegata a quella sulla guerra. Il sistema interattivo delle foto che si animano lo trovo interessante perchè, oltre a coinvolgere il pubblico, dà l’idea della vita contadina di ieri e di oggi. Strano che molti non l’abbiano notato visto che su quella piattaforma c’era solo quello da vedere.
    Un’isola che fa il suo dovere senza entusiasmare il visitatore; il tema non ha forse un grande appeal su giovani e meno giovani.
    Restituisco il favore fotografico a Emanuele! http://s1092.photobucket.com/albums/i411/9daniele9/?action=view&current=IMG_1679.jpg

  15. silviafrancescacalvi says:

    Una delle isole tematiche meglio orchestrate, a mio parere. Ottima l’idea del dispositivo interattivo con le diapositive, che rende lo spettatore protagonista della visita, al centro di una storia che sembra quasi fargli rivivere “una saga di famiglia”.
    Cambiando le diapositive nell’apposito cavalletto, si entra in una cornice di passato che noi stessi modifichiamo ed esploriamo in prima persona, artefici di un’interpretazione sulla storia di tutti, del quotidiano, delle campagne dei nostri antenati.
    Ecco dunque che negli sguardi dei contadini, nelle vecchie foto di gruppo, scorgiamo le espressioni e il modus vivendi dei nostri nonni e bisnonni: una tecnica che punta molto sull’emozione ed è poco didascalica, ma decisamente efficace e diretta.

    I temi e le suggestioni di queste diapositive e fotografie raffiguranti stralci di vita campestre mi riportano a “Radici”, album di Francesco Guccini incentrato sul passato e il fututo dell’uomo, il distacco generazionale e l’industrializzazione che prende il sopravvento sulla natura e sulle campagne. Tracce come “Il vecchio e il bambino”, “Radici” e “Locomotiva” sono emblematiche, ma trovo un parallelismo iconografico anche con la copertina del disco stesso, qui visionabile: http://mariodomina.files.wordpress.com/2010/06/francesco-guccini-radici-front.jpg.

    A contraltare della volatile presenza delle fotografie, attrezzi da lavoro campestre sono posti in una teca alla cruda visione del visitatore, ormai abituato a soffici proiezioni luminose.
    La loro forma nodosa, il loro essere concreti, suggerisce sensazioni di fatica e lavoro, che mi riportano alle nette macchie di colore di Giovanni Fattori, pittore che con la sua tecnica di derivazione impressionista, nel corso dell’800 immortalò scene di vita e lavoro in campagna. Qui una delle sue opere più significative, “Il Riposo”: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Fattori_il-riposo.jpg.

  16. E dato che la musica non è stata una tematica troppo sviluppata nell’ambito della mostra, nell’isola delel campagne non può mancare il video del “Ragazzo della via Gluck” (Adriano Celentano live a Berlino – 1994):

  17. Per chiarire il doppione. La differenza rispetto al precedente link di Beatrice (che mi sono permesso di copiare) è la versione live… Il mio sogno ad esempio è una mostra con gruppi musicali dal vivo – che suonano a determinati orari e magari in occasioni particolari – direttamente sul posto diventando parte integrante della mostra. Esempi celebri furono i concerti all’indimenticato Salone della Musica ma inserirli in un contesto diverso sarebbe bellissimo. Non trovate? Magari proprio alle Ogr. E gli ingressi lieviterebbero di sicuro.

    Di ieri la notizia che le mostre per i festeggiamenti dell’unità d’Italia a Torino hanno portato un milione di visitatori in 90 giorni, soltanto un anno fa furono 2 milioni quelli della Sindone – nello stesso periodo dell’anno – la musica può fare tanto anzi anche testimoniare molto (Morandi, Tozzi, Ruggieri cantano “Si può dare di più” a Sanremo 1987):

  18. francescabilotta says:

    L’isola riguardante le campagne mi ha comunicato abbastanza poco, forse anche perchè la tradizione della mia famiglia è cittadina, quindi non ho un grande legame con la terra… L’esposizione dei trattori storici non era male, ma faceva un po’ troppo “museo tradizionale”; fossi stata in chi ha allestito avrei ricreato l’ambiente di una cascina, con il contadino, gli animali, il trattore, il fieno e gli attrezzi disposti come effettivamente si trovano in campagna e non appesi ad semplice parete.
    Carina invece l’idea delle immagini che, inserite nel proiettore, prendevano vita sullo schermo; pecca grandissima, pero’, il fatto che questo dispositivo non fosse segnalato (se non fosse stato per una mia compagna di corso che lo ha fatto prima di me non lo avrei mai notato) e passasse per un semplice video fisso mandato in loop… Sarebbe probabilmente bastata una freccia o un bottone di un determinato colore a segnalare i luoghi dove è possibile un’interazione mostra-visitatore.

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