La seconda guerra mondiale

“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.”
(Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, Torino, 1976, p.1)

12 Responses to La seconda guerra mondiale

  1. Fotografia scattata con Nikon D5000 durante la visita del 25/05/2011 alle Ogr (La seconda guerra mondiale)

    https://picasaweb.google.com/lh/photo/PMbHFW0VairC4KqYYkobldyfYEl0UGB_7gywBsQScBw?feat=directlink

    Nella foto scattata nell’isola dedicata alla seconda guerra mondiale, si vedono un’apparecchiatura radio della prima metà del Novecento in secondo piano e un paio di cuffie in primo piano, sfocate. Indossandole il visitatore può ascoltare alcuni spezzoni di trasmissioni radiofoniche. Si tratta, ad esempio, di notiziari o appelli agli italiani trasmessi via radio durante il periodo della seconda guerra mondiale.

    Anche attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione dell’epoca, come la radio e i giornali, il fascismo ha veicolato le informazioni utili al regime, spesso censurando le notizie (quelle di cronaca nera ad esempio). Così, è stato possibile non informare o disinformare, in certi casi, la popolazione sui principali episodi di attualità, in particolare all’estero.

  2. veronicamolinari says:

    La Seconda Guerra Mondiale è stata, principalmente, una guerra di “aggressione” e di “occupazione”, quindi, proprio per questa ragione è stata, per la maggioranza, rifiutata dagli Italiani.

    Come ha appunto già detto Emanuele, in questa sezione, è presente questa apparecchiatura radio, da cui è possibile ascoltare brevi trasmissioni radiofoniche dell’epoca. La radio ha sicuramente costituito, in quegli anni, una forte funzione “omologante”, dando a tutti gli italiani la possibilità di restare informati sugli andamenti della guerra. Ovviamente, sempre riprendendo il discorso di Emanuele, le informazioni trasmesse erano “veicolate” dal regime, che riferiva solo notizie favorevoli al fascismo stesso. Tra le stazioni “vietate” un celebre esempio è Radio Londra, che, nonostante il divieto (tra l’altro punito severamente: due mesi di arresto e mille lire di multa), era ascoltata da molti, in quanto era l’unica “voce libera” ed era, soprattutto, “sincera” sugli avvenimenti della guerra. I principali ascoltatori erano coloro che “operavano” contro il regime fascista: i partigiani. Ed a questo proposito, in quanto “albese doc”, voglio dedicare un piccolo spazio a Beppe Fenoglio, scrittore e partigiano, di cui, tra l’altro, durante la visita alla mostra, ho visto (nella sezione “Immagini e Immaginario”) uno “spezzone” del film “Il partigiano Johnny”, diretto da Guido Chiesa, del 2000 e tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore. In alcune sue opere Fenoglio tratta, con entusiasmo e partecipazione, l’esperienza partigiana della Resistenza, nell’albese e nelle Langhe, e la desume, principalmente, dalla cronaca, che viene trattata con lirismo e drammaticità. Nei romanzi i suoi personaggi sono costantemente sconfitti e sottoposti alle più avverse e difficoltose condizioni. Io, personalmente, ne consiglio a tutti la lettura!

    https://picasaweb.google.com/107326003607827861719/LaSecondaGuerraMondiale?authkey=Gv1sRgCJSG09bq8eaCuQE&feat=directlink

  3. beatricemaolucci says:

    « Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano. »
    (Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, 1947)

    E’ il primo romanzo di Italo Calvino, ambientato in Liguria all’epoca della seconda guerra mondiale e della Resistenza partigiana.
    Avvertendo il tema come troppo impegnativo e solenne, l’autore decide di affrontarlo di scorcio, trattandolo cogli occhi di un bambino e per andar contro alla «rispettabilità ben pensante», sceglie non di rappresentare i migliori partigiani, ma i peggiori possibili. Ciononostante – dice – loro sono stati uomini migliori di coloro che sono rimasti al sicuro nelle città e nelle campagne, perché spinti da un’elementare voglia di riscatto sono diventati forze storiche attive.
    Ho scelto di inserire queste righe su questo romanzo che mi ha toccato nell’anima già dalle prime pagine ed è riuscito a farmi comprendere…

  4. Susanna Aruga says:

    Forse sarà una mia limitazione, ma quando penso alla Seconda Guerra Mondiale mi viene in mente questo:


    Cancello del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau I, Oswiecim (Cracovia), Polonia

    Ho visitato il campo molto tempo fa, se non ne avete avuto l’occasione, trovatela, anche se fa male e se è uno di quesi luoghi che la Storia avrebbe potuto non regalarci, ma ne vale davvero la pena. (E di italiani lì ce ne sono passati tanti).

    Qui il link alla versione in inglese del sito del Museo Ufficiale della Memoria di Auscwitz http://en.auschwitz.org.pl/m/

  5. stefanoguidotti says:

    Apprezzo l’intervento di Beatrice, perché “Il sentiero dei nidi di ragno” è uno dei miei libri preferiti. Penso che il libro di Calvino, così come “Il partigiano Johnny” di Fenoglio, di cui ha parlato Veronica, possano essere uno spunto per riflettere su quella che, secondo me, è una mancanza della mostra: la Resistenza. Sarebbe stato opportuno dedicare un’area dell’esposizione a questo fenomeno storico, durante il quale gli italiani hanno prodotto il massimo sforzo collettivo, in un momento di grande divisione. Una forza sociale, nata dal popolo, che ha segnato la nostra storia, diventandone uno dei simboli imprescindibili e ponendo le basi per il futuro dell’Italia.
    Inserisco due canzoni dei Modena City Ramblers:
    – L’UNICA SUPERSTITE. Narra la storia dell’unica superstite di una rappresaglia nazista.

    – I RIBELLI DELLA MONTAGNA. Canto dei Partigiani.

    In generale, l’area circolare dedicata alle apparecchiature radio, di cui hanno già scritto Emanuele e Veronica prima di me, rappresenta bene l’utilizzo sempre più sistematico e consapevole dei mezzi di comunicazione via radio, per cercare di unire il popolo e renderlo favorevole alla guerra, nonché come strumenti decisivi per il passaggio delle informazioni tra le forze in gioco.
    Le notevoli dimensioni dell’aereo e dei paracadute producono sicuramente un grande impatto visivo, rendendo la scenografia spettacolare, ma, nonostante ciò, l’isola tematica mi ha comunicato poco.
    Foto allestimento:
    https://picasaweb.google.com/lh/photo/cQSSXkxy06WTR52CpLj2p8rR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink
    https://picasaweb.google.com/lh/photo/xQ4WHQX7bcagyzf564yqrsrR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink

  6. francescapitera says:

    Tutto ciò che si poteva segnalare all’interno di quest’isola tematica – a livello di contenuto – l’hanno già sottolineato i miei compagni, quindi io mi soffermerò sul dispositivo presente nell’area, sottolineando come la radio – anche se controllata dal regime – era all’epoca un importante mezzo di comunicazione in senso moderno.

    Come ho già ripetuto un paio di volte nei miei post, le attività interattive che si possono svolgere durante tutta la mostra “Fare gli italiani” non sono segnalate da nessuna parte (ricordiamoci la “lavagna” nell’area dedicata alla scuola o il “libro” in quella rivolta alla chiesa) e, anche in questo caso, noi vediamo queste cuffie “spuntare” dall’espositore circolare, ma solo indossandole riusciamo (e non sempre) a capire a che cosa servono e che cosa vogliono rappresentare.
    Ecco qui di seguito il link alla foto del suddetto dispositivo: http://i1127.photobucket.com/albums/l629/Freeenci/DSCN1142.jpg

  7. valeriavittoriabucelli says:


    Con questo comunicato radiofonico il presentatore Corrado Mantoni annunciava la fine della Seconda Guerra Mondiale. Ho deciso di inserire questa registrazione per ricollegarmi alla grande protagonista di quest’area: la radio. In questa parte della mostra erano, infatti, esposte diverse apparecchiature radiofoniche, dalle quali era possibile ascoltare alcuni stralci delle trasmissioni dell’epoca. Durante il ventennio fascista la radio venne utilizzata per trasmettere i discorsi del duce e diffondere l’ideologia del regime. Parallela a questa programmazione controllata però, come già detto da Veronica, esistevano delle radio vietate come, ad esempio, Radio Londra. I programmi di Radio Londra erano gli unici considerati liberi dai molti osteggiatori del fascismo.

    Ho trovato quest’area un po’ scarna. La Seconda Guerra Mondiale ha cambiato il volto dell’Italia. Probabilmente avrei dedicato più spazio allo sterminio di ebrei messo in atto da Mussolini durante il conflitto, soprattutto dopo il 25 luglio 1943. In quel periodo, in Italia, furono costruiti diversi campi di sterminio dove morirono sia ebrei, sia oppositori politici.
    Nell’allestimento mi sarei inoltre soffermata di più sul fenomeno della Resistenza. Come già scritto da Stefano, la Resistenza è stato un fenomeno cruciale per arrivare alla liberazione dell’Italia dal regime fascista, e per questo avrebbe meritato più spazio all’interno della mostra.

    Foto dell’esposizione:

  8. silviafrancescacalvi says:

    La Seconda Guerra Mondiale come battaglia combattuta su più fronti, come conflitto portato avanti da un popolo tiranneggiato e piegato ai dettami della propaganda. Un popoo spaventato dal regime e dai bombardamenti.
    Proprio questa atmosfera pesante, si respira nell’area tematica dedicata alla Seconda Guerra Mondiale.
    L’isola è connotata dalla presenza di tre paracadute aperti e sospesi che diventano il supporto per la proiezione di immagini che mostrano aerei in volo mentre attraversano lo spazio del cielo, bombardano o lasciano cadere armi e volantini di propaganda.
    La guerra è narrata anche attraverso le trasmissioni radiofoniche che in quel tempo furono uno dei pochi strumenti di ancoraggio alla realtà trasmettendo notizie, informazioni sugli avvenimenti, testimonianze, musica e voci dei diversi protagonisti. La radio permise ai combattenti e alle famiglie di sentirsi più vicini e rese percepibile l’orrore della guerra.
    Ecco quindi che lo spettatore può ascoltare i racconti e le trasmissioni tratte dal repertorio radiofonico nelle postazioni collocate nell’isola. La ricezione delle trasmissioni è continuamente disturbata o interrotta e il visitatore ha la possibilità di sintonizzare la frequenza ruotando le manopole delle radio, intercettando
    così un nuovo racconto, una musica o una voce dell’epoca.
    Un dispositivo alquanto interattivo e funzionale, se non limitato a causa dei guasti.

  9. danielepilato says:

    Vorrei subito agganciarmi allo spunto proposto da Susanna. Anch’io al terzo anno di liceo ho visitato Auschwitz e Birkenau ed è stata un’esperienza indimenticabile. Attraversare quel cancello, visitare i capannoni, vedere i reperti dei deportati e camminare sulla ferrovia hanno suscitato in me e nei miei compagni di viaggio delle emozioni contrastanti, un misto di tristezza e curiosità, con la consapevolezza di essere di fronte alla Storia.

    Per quanto riguarda l’isola, mi stupisco dei commenti negativi sull’esposizione. I difetti sono sempre gli stessi in tutta la mostra: argomenti troppo ampi e trattati velocemente e parzialmente. L’aereo, i paracadute e le macerie provano a evocare nei visitatori la Seconda Guerra Mondiale, supportati dai reperti audio delle radio, così come altri oggetti facevano nelle altre isole. Vorrei aggiungere che condivido l’idea di Stefano G. riguardo all’assenza della Resistenza: così come il Fascismo, rappresenta una parte importante della storia italiana, ancor più di aerei e paracadute. Degli approfondimenti su questi argomenti sarebbero sicuramente stati apprezzati.

    Come non citare in questa sezione, uno dei film italiani più geniali ed emozionanti di sempre, un film che ha saputo trattare un argomento così delicato in un modo tutto nuovo e originale: La vita è bella.

  10. stefanoramondetti says:

    Dopo la sezione sulla prima guerra mondiale, siamo catapultati direttamente in un altro scenario dai forti connotati bellici: il passaggio così diretto tra queste due fasi mi ha un po’ stupito, poiché a mio parere è stato tralasciato il punto fondamentale di transizione, uno dei momenti che più di ogni altro ha segnato la storia del nostro paese e del popolo italiano, ovvero il periodo fascista. Ritengo che si sarebbe potuto inserire la seconda guerra mondiale proprio all’interno di questo ambito, come suo punto di arrivo e di declino, anche se comunque, va detto, moltissimi materiali presenti in questa sezione sono relativi proprio al fascismo. Manca, come sottolineato da Stefano G., un approfondimento sul fenomeno della resistenza, che avrebbe completato il quadro e soprattutto sarebbe stato un contributo fondamentale in relazione al tema della mostra: ritengo che pochi momenti siano stati così decisivi nel processo del “fare gli italiani” come questo, che è stato una vera e propria guerra civile.
    Per quanto riguarda l’allestimento ho apprezzato la scenograficità dell’aereo e dei paracaduti, che per un momento mi hanno fatto sentire “dentro” i racconti di mia nonna sulla sua esperienza della guerra; il dispositivo delle cuffie è stata anche un’ottima idea, ma a causa dei frequenti disturbi nell’ascolto non sono purtroppo riuscito a “intercettare” molto.

  11. lorenzovalle88 says:

    All’interno di questa sezione della mostra sono stato particolarmente colpito dalla ricostruzione scenica, sicuramente più d’impatto di tutte le precedenti. L’aereo posizionato poco lontano dalle macerie (http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070447.jpg), in particolare, mi ha portato a riflettere sul fatto che nessuna delle ultime due-tre generazioni di italiani ha la minima idea di cosa sia un vero bombardamento, della paura che si provi e dell’enorme lavoro di ricostruzione che una guerra totale (molto diversa da quella di trincea) richiede. Una devastazione paragonabile a quella causata da una guerra l’ho vista solo durante una mia visita a L’Aquila, un anno fa (due foto “a caso”: http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/RIMG1277.jpg e http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/RIMG1297.jpg). Ho trattato il terribile tema della guerra distruttrice dell’umanità nella mia tesi di laurea sul cinema post-apocalittico, di cui mi colpirono le immaginarie (ma non troppo) ambientazioni sconvolte o rase al suolo dalla follia umana. Tutto questo mi è tornato in mente guardando le finte macerie della sezione, il che mi fa pensare che abbiano raggiunto il loro scopo.

    L’idea delle cuffie con cui ascoltare trasmissioni radio dell’epoca mi è piaciuta finché non ho indossato l’unico paio di cuffie in quel momento libere e ho realizzato che non funzionavano. Peccato.

    Un “punto di vista” italiano sicuramente originale sul dramma della seconda guerra mondiale è stato quello del fumettista Franco Fortunato Gilberto Augusto Bonvicini (1941-1995), meglio noto come Bonvi, autore delle famosissime strisce a fumetti delle Sturmtruppen. I protagonisti sono militari tedeschi, soldati semplici e colonnelli, sergenti e paracadutisti, cuochi e granatieri, tutti intenti a tirare a campare durante la seconda guerra mondiale, tra astuzie da trincea e piani diabolici nelle tende di comando. L’umorismo nero delle Sturmtruppen, che sovente scherza sulla morte, sulle mutilazioni, sulle torture e sui lati peggiori dell’animo umano, viene stemperato da gag immediate e un po’ infantili, spesso ai limiti della scurriliità. Da bambino ero un avido lettore delle Sturmtruppen, e ne conservo tuttora diverse raccolte. Qualche striscia:



  12. chiararomanelli says:

    Uno degli exibit che ha maggiormente attirato la mia attenzione all’interno della mostra è stato decisamente quello dedicato alla radio e alla Seconda Guerra Mondiale.
    Nonostante non tutte le postazioni fossero funzionanti e l’audio di bassa qualità, ho passato tempo considerevole ad ascoltare le varie trasmissioni proposte.

    Durante la Seconda Guerra Mondiale non entrarono in campo solo le armi tradizionali e le più sofisticate armi chimiche, fu introdotto un altro potente mezzo capace di stravolgere le sorti del confitto: i mass media. Per questo motivo ho ritenuto più che adeguato inserire all’interno dell’area un exibit interamente dedicato alla radio.

    La propaganda fascista fu indubbiamente quella che ottenne più presa in Italia. Essa faceva appello alla teoria di un’ “unità nazionale”, all’esaltazione di un primato da conquistare attraverso l’esplicito rifiuto degli ideali democratici, difendendo al contempo quella che i fascisti amavano chiamare la “diseguaglianza irrimediabile e benefica degli uomini”. Nella sua “Dottrina del fascismo”, il Duce espose una concezione dello Stato che apparentemente sembrava aver tratti in comune con il pensiero risorgimentale. In realtà, intendeva annullare in sé ogni tipo di individualità. L’identità del singolo individuo fu drasticamente annientata, attraverso la celebrazione del sacrificio e della sottomissione alla volontà di Mussolini.

    La propaganda aveva pieno controllo politico su tutti i mezzi di comunicazione. I messaggi, che si rivolgevano a tutte le categorie della società, vennero diffusi incessantemente attraverso stampa, radio e cinema.
    L’uso dei mass media diventò ancor più rilevante grazie all’introduzione di mezzi all’epoca molto innovativi. La radio, appunto, assunse un ruolo di primo piano. I programmi di svago ed informazione, trasmessi allo scopo di aumentare il numero degli ascoltatori, erano costituiti principalmente da discorsi del Duce, marce ufficiali o conversazioni sul razzismo. Nel 1928 fu anche istituito l’Ente Italiano Audizioni Radiofoniche (EIAR) e il mezzo radiofonico acquisì ulteriore importanza.

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