La scuola

Caterina va in città, Paolo Virzì, 2003.

Ramanzina di una prof agli studenti. UGC, YouTube

19 Responses to La scuola

  1. francescapitera says:

    La scuola è cambiata molto da quando, in passato, veniva utilizzata come strumento di alfabetizzazione, ma soprattutto di nazionalizzazione con l’obiettivo appunto di “fare gli italiani”.
    Per quanto riguarda l’isola tematica mi ha colpito molto la “lavagna interattiva” posta al centro dell’area. Trovo che l’idea di base sia molto originale: inserire una vecchia foto di classe e “cancellarla” (come se si usasse appunto un cancellino) facendo apparire fotografie via via più recenti.
    Purtroppo, l’esistenza di quest’attività non era segnalata e se un mio compagno, il quale aveva già visto la mostra, non mi avesse detto niente io non l’avrei mai vista. Penso che lo stesso ragionamento valga per tutti gli altri dispositivi all’interno della mostra, quindi io avrei inserito qualche indicazione a riguardo.
    Di seguito, allego la foto della suddetta “lavagna”:

  2. Susanna Aruga says:

    Come dice Francesca l’idea di sostituire la classica lavagna con una digitalizzata è molto originale e permette di visionare in poco spazio tutto il contenuto che voleva essere comunicato ai visitatori. Concordo altrettanto sulla questione dell’interattività della lavagna, se dopo aver oltrepassato la sezione non avessi visto i miei compagni “pastrocchiare” su una delle lavagne non avrei mai pensato che mi fosse permesso di toccarla. Purtroppo, non essendo un pubblico abituato alla visita di mostre interattive in generale – ed in particolare fino al punto di poter spostare gli oggetti o agire fisicamente su di loro – è necessario, ancora per qualche anno, dare indicazioni su questa posibilità. Forse, si potrebbe studiare anche solo una colonnina, di particolare colore o forma, che attiri l’attenzione con un semplice messaggio/slogan e dia poi in poche righe le istruzioni sull’attività da svolgere. Ad es. “La tua mano è un cancellino e può cambiare le cose e viaggiare nel tempo” (non prendetela per buona eh!).


    Foto di una delle lavagne digitalizzate all’interno dell’area tematica “Scuola” della mostra Fare gli italiani alle OGR

    Senza dubbio suggestivo è invece la parte inferiore di questa sezione, dove vediamo esposti e disposti come in vere classi i banchi e le lavagne reali di epoche differenti della nostra storia.


    Banchi e lavagne storiche alle OGR

  3. Susanna Aruga says:

    Forse non l’ho notato, ma credo sarebbe giusto dedicare in questa sezione un piccolo spazio ad una persona molto importante per la storia della nostra televisione e per quella di molti italiani: il maestro Alberto Manzi (1924-1997), che con il suo programma “Non è mai troppo tardi” ha alfabetizzato tutta l’Italia che aveva superato l’età scolare dagli anni ’50 ai ’70 (ci sono state numerose repliche), dando la possibilità a molte persone di non sentirsi escluse dalla vita in accelerazione del secondo Dopoguerra.


    Sigla del programma “Non è mai troppo tardi”. (YouTube)

  4. lorenzovalle88 says:

    Sono d’accordo con Susanna, anche io avrei apprezzato un angolino dedicato al maestro Manzi! Mia madre se lo ricorda benissimo, fu lui ad alfabetizzarla (in giovanissima età, prima ancora che andasse a scuola), e ogni tanto me ne parla, sempre con affetto e riconoscenza nei suoi confronti.

    La quinta sala della mostra ci racconta la scuola italiana di ieri, con l’esposizione di numerosi banchi e lavagne d’epoca (http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070415.jpg, l’illuminazione purtroppo era scarsa), una lavagna interattiva (http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070417.jpg) di cui hanno già parlato Francesca e Susanna, e alcune teche contenenti annuari, oggetti didattici e altro materiale. E’ in questa sala che ho cominciato a notare un fastidioso difetto della mostra: la scarsa pulizia delle teche. Come si può notare in questa foto http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070419.jpg, la teca è bisunta e si vede. Immagino che un po’ della colpa possa essere attribuita ai visitatori che toccano i vetri, ma di certo qualche addetto alla pulizia in più gioverebbe.

    • Susanna Aruga says:

      mio padre cita Manzi in continuazione quando si parla delle “vecchi cose belle che davano in tivù” !

  5. beatricemaolucci says:

    Enzo Maolucci – Baradel – da Immaginata 1982

    Ho scelto di postare questa canzone, di questo a me ben noto cantautore torinese degli anni 70, perchè è uno scorcio dell’epoca che ben racchiude i racconti di un alternativo professore alle prese con gli studenti, i professori e le regole della scuola media italiana. Uno studente, Baradel, e un professore, Maolucci, come simboli di ribellione all’ormai obsoleto sistema scolastico italiano.

  6. giovannagennatiempo says:

    A me è piaciuta molto l’idea di inserire anche una realtà di scuola “diversa”, se vogliamo antecedente a come la conosciamo noi, ovvero quella idea di scuola divisa per generi. Non è poi una scuola così remota quella che vede contrapposta, o per lo meno diversificata nelle materie di insegnamento, l’istruzione “femminile” da quella “maschile”; sopratutto se si pensa che la distinzione divenne obsoleta solo negli anni Settanta e solo convenzionalmente, senza leggi in materia.

    Ecco la foto di un’aula in cui si insegnava a fare i merletti: https://lh5.googleusercontent.com/-PV8O7Yardik/TezJQRUXDUI/AAAAAAAAAFs/YBwIhxwrT4Y/s576/Immagine%252520114.jpg

    A fianco a questa ce n’era anche una di falegnameria di cui, però, non ho la foto…

  7. La scuola è un tema che accomuna tutti: giovani e vecchi ci sono passati. Inserire un’isola sulla scuola in una mostra dedicata all’unità d’Italia è significativo.

    Non è un caso che per la prima puntata del programma “Hotel patria” – andato in onda ieri (lunedì 6 giugno) su Raitre, in prima serata – Mario Calabresi (direttore del quotidiano La Stampa) abbia scelto di analizzare come è cambiata la scuola negli ultimi 30-40 anni. E non ha scelto una scuola a caso. Calabresi, infatti, ha descritto l’istituto che lui frequentò alle elementari, nella periferia di Milano. I problemi di ieri legati all’immigrazione al nord sono gli stessi di oggi con i nuovi italiani provenienti da tutto il mondo. Come ha detto Calabresi ieri sera: “C’è tutto il mondo in una scuola”. La citazione l’ho scelta per il tema e non perché la trasmissione mi abbia particolarmente entusiasmato: preferisco, infatti, il Calabresi versione giornalista della carta stampata anche se gli darò una seconda possibilità la settimana prossima.

    Alle Officine grandi riparazioni la scuola e l’alfabetizzazione hanno uno spazio importante: ci sono una serie di banchi appartenenti ai diversi periodi della storia (molti pezzi sono stati presi in prestito dalla collezione del Museo della scuola e del libro dell’infanzia di Torino: http://www.fondazionetancredidibarolo.com).

    Foto: https://picasaweb.google.com/lh/photo/LTStQE5bnV5p61IkHZtiQNyfYEl0UGB_7gywBsQScBw?feat=directlink

    Osservando le ricostruzioni delle classi, ogni visitatore si immedesima e ritorna indietro con la memoria alla sua esperienza di scuola per interrogarsi e confrontarla con le altre dei diversi periodi.

    Concordo, infine, con i colleghi del corso sulle osservazioni riferite alla scarsa indicazione delle interazioni possibili con la mostra e sulla cattiva manutenzione di alcune teche.

    Foto 2:
    https://picasaweb.google.com/lh/photo/yzwh7j2Yje7NtU362_WM2tyfYEl0UGB_7gywBsQScBw?feat=directlink

  8. veronicamolinari says:

    Anche io sono d’accordo con i commenti precedenti; l’idea di inserire una lavagna multimediale in quest’isola, capace di mostrare al visitatore una sorta di album fotografico di foto di classe, è molto carina, ma non fornendo indicazioni in merito diventa difficile per il visitatore, non convenzionalmente abituato, avvicinarsi e “toccare”. La scuola, come ben sappiamo, è il simbolo, per eccellenza, dell’alfabetizzazione; basti pensare che, a fine ‘800, l’analfabetismo era molto diffuso e costituiva un vero e proprio problema per la comunicazione e l’informazione.

    Molto suggestiva, anche per me, è l’esposizione dei banchi, che segna “passo passo” l’evoluzione che la scuola ha subito nel corso degli anni, e, soprattutto, di come le singole classi siano cambiate: mi viene da pensare a quando vi era una sola maestra che insegnava, contemporaneamente, a tutti e 5 gli anni delle elementari, fino alle classi odierne di 28-30 ragazzi, per sezione. Anch’io, come Emanuele, ho percepito questa possibilità di immedesimazione del visitatore con quella che è stata la sua “realtà scolastica”, in quanto, ormai, per ciascuno di noi, la scuola costituisce un’”esperienza”che, o più lunga o più breve, ha accompagnato ed ha contribuito a formare la nostra vita.

    In questa sezione, mi sembra giusto fare anche un piccolo riferimento allo scrittore Edmondo De Amicis. Il suo romanzo, “Cuore”, ambientato nel 1878 (quindi, poco dopo l’unità) ha avuto un grande successo, tanto che De Amicis è diventato lo scrittore più letto d’Italia. Attraverso gli occhi di un bambino, Enrico Bottini, di terza elementare, l’autore raccoglie in questo “diario” aneddoti e bozzetti di vita scolastica, tra cui le descrizioni dei compagni appartenenti a diverse classi sociali e di quella che era la vita nell’appena nato Regno d’Italia.

  9. valeriavittoriabucelli says:

    In questa quinta sala viene dato spazio alla scuola e all’alfabetizzazione. Il cartello che ci introduce in quest’area riassume l’evoluzione che ha compiuto la scuola italiana durante questi 150 anni.

    Unita l’Italia, fu necessario creare una rete scolastica omogenea, considerando anche l’altissimo tasso di analfabetismo diffuso in tutto il Paese. Durante il ventennio fascista, Mussolini si servì della scuola primaria per diffondere il culto verso il regime fascista.

    La scuola del XXI secolo è molto diversa da quella del passato: oggi l’istruzione si rivolge a una popolazione multietnica e multiculturale.

    Ho apprezzato molto l’esposizione delle lavagne e dei banchi d’epoca. http://i1210.photobucket.com/albums/cc409/valeriavittoriabucelli/SDC11197.jpg

    L’aspetto più divertente di questa sezione sono le lavagne multimediali che permettono di “cancellare” con le proprie mani le immagini, in modo da passare a foto di classe via via più recenti. Come fatto notare dai compagni, questa tecnologia non era segnalata e quindi, se non me l’avesse detto un mio compagno che aveva già visitato la mostra, non l’avrei sicuramente vista.

  10. stefanoguidotti says:

    A differenza dei miei compagni, la lavagna interattiva non mi ha particolarmente colpito: pur essendo un dispositivo simpatico e divertente, non riesco a ritenerlo funzionale. Probabilmente, un contenuto diverso da semplici foto di classe (seppur d’epoca) ne avrebbe cambiato l’effetto.
    Invece, ho maggiormente gradito gli altri supporti a forma di lavagna che fungono da schermo per contenuti video. Il tempo che è passato da quando ho visitato la mostra non aiuta, ma mi sembra di ricordare che i video si riferiscano, in particolar modo, alla scuola elementare, attraverso riprese che mostrano aule, banchi e bambini.
    Inoltre, approfittando delle foto che ho scattato in quest’area, segnalo un’ottima soluzione tecnica che caratterizza tutta la mostra: i pannelli per l’audio sono installati in alto, in corrispondenza di una zona specifica, quasi sempre segnalata, dove i visitatori si devono posizionare per fruire i contenuti sonori.
    Foto pannelli: https://picasaweb.google.com/lh/photo/IbmJKuaP417hb2xLrmMut8rR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink

    Nell’allestimento di quest’isola tematica si è scelto di mettere in evidenza l’immagine della vecchia scuola italiana: la riproduzione di un’aula con banchi antichi, le foto nella lavagna, i video, gli oggetti e i libri nelle teche. Penso che la volontà di soffermarsi sulla scuola delle origini abbia come motivazione l’importante ruolo nei processi di unione, alfabetizzazione e inclusione che quest’istituzione ha svolto nella Storia italiana. Purtroppo esiste anche la dimensione opposta, a partire dalle leggi razziali che hanno escluso gli ebrei dalla scuola, fino alle problematiche d’integrazione legate all’immigrazione.
    Inoltre, è stato molto interessante vedere la riproduzione delle aule nelle quali venivano insegnati dei mestieri, come quella per i merletti, della quale ha scritto Giovanna.

    In apertura di questa sezione, gli amministratori del blog hanno inserito uno spezzone del film “Caterina va in città”. Credo che il video rappresenti bene l’importanza dell’esperienza scolastica, la quale permette il confronto tra ragazzi e ragazze provenienti da realtà diverse, riproducendo un micro contesto sociale.

  11. silviafrancescacalvi says:

    <>

    (incipit di “Cuore”, 1886, Edmondo De Amicis)

    E’ nell’ambiente scolastico, tra i banchi e le aule di una Torino appena divenuta Capitale del Regno d’Italia, che Edmondo De Amicis decide di ambientare il suo romanzo, intriso di virtù morlai e linee guida per i nuovi abitanti del Regno, un libro di formazione che parla di formazione stessa.

    A distanza di un secolo e mezzo, questo libro e il suo mito “sempre verde”, ci ricordano quale straordinario ruolo ebbe la scuola nella formazione dell’Italia e degli Italiani.

    E questa isola tematica conferma tutte le linee sopra affermate. Una sterminata platea di banchi in legno – antica fattura – passa sotto gli occhi dello spettatore, immerso in ricordi di vecchi scolari e sospeso su una pedana rialzata, lontano dalla cronologia e vicino ai racconti scolastici d’altri tempi.
    La lavagna interattiva di cui sopra è stato dibattuto, è un’idea geniale ma sfruttata male, a causa dell’inesistenza di un operatore che ne indichi il funzionamento o di una vera e propria segnalazione sulla mappa della mostra, in cui è assente il segnalino (spesso usato in altri musei) che indica un elemento interattivo e/o multimediale.

    In generale ho molto apprezzato quest’area tematica, forse per inclinazione personale, e la ricollego per suggestioni e completezza alla mostra “Tra i banchi” allestita all’Archivio Storico qualche mese fa a Torino: http://archiviodistatotorino.beniculturali.it/Site/index.php/en/eventi/archivio-2011/mostra-scuola-torino.

  12. silviafrancescacalvi says:

    Riscrivo l’incipit di “Cuore”, che non compare nel post sopra:

    “OTTOBRE

    Il primo giorno di scuola (17, lunedì)

    Oggi primo giorno di scuola. Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna! Mia madre mi condusse questa mattina alla Sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare: io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia. Tutte le strade brulicavano di ragazzi; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini, cartelle e quaderni, e davanti alla scuola s’accalcava tanta gente che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tenere sgombra la porta. Vicino alla porta, mi sentii toccare una spalla: era il mio maestro della seconda, sempre allegro, coi suoi capelli rossi arruffati, che mi disse: – Dunque, Enrico, siamo separati per sempre? –.”

  13. danielepilato says:

    Vorrei riagganciarmi a quanto detto da Stefano G. riguardo l’audio di quest’isola: è un tema che avrei voluto approfondire più avanti ma è da questo punto dell’esposizione che si nota. Trovo che il meccanismo delle casse in alto crei una perfetta acustica che isola il visitatore dal resto e lo proietta verso ciò che sta guardando, in tutta la mostra. Uno degli espedienti più riusciti e interessanti.

    Per quanto riguarda i contenuti dell’isola La scuola, non mi dilungherei troppo sulla lavagna interattiva, già analizzata e commentata dai miei compagni, con cui condivido l’ottima impressione. Vorrei aggiungere che i banchi che vediamo in basso (l’isola è rialzata tramite delle passerelle) mi sembrano quasi buttati lì, abbandonati a sè stessi, senza contare che, da come ho potuto vedere scendendo e avvicinandomi, sono abbastanza disordinati e non ricreano la sistemazione classica di un’aula; in questo modo gli oggetti proposti perdono quasi aderenza con il contesto che si vuole ricreare.

    Per concludere, propongo un breve video tratto da Baarìa di Giuseppe Tornatore, in cui viene mostrato un piccolo episodio scolastico sul funzionamento della scuola “di una volta”.

  14. lorenzovalle88 says:

    Leggendo gli interventi più recenti di questa sezione mi è tornato in mente di aver letto, credo come compito estivo durante le scuole medie, il romanzo “Arrivederci ragazzi” di Louis Malle, famoso regista e sceneggiatore francese, da cui lui stesso ha poi tratto un film. La storia è ambientata nella Francia del 1944, occupata dalle milizie naziste e molto provata dalla seconda guerra mondiale: in un collegio gestito da religiosi si forma gradualmente una forte amicizia tra Jean Bonnet, ragazzino ebreo di bassa estrazione i cui genitori sono stati deportati, e Julien Quentin, figlio di ricchi borghesi. Il rettore, padre Jean, educa i ragazzi alla tolleranza e alla bontà d’animo, ma un brutto giorno le truppe tedesche fanno irruzione nella scuola e arrestano il rettore e tre ragazzi ebrei, tra cui Jean. Il finale è tragico, Jean morirà pochi mesi dopo ad Auschwitz, ma continuerà a vivere nella memoria di Julian. Il romanzo di Malle porta il lettore nel collegio, lo immerge nella vita quotidiana dei ragazzi al tempo delle ispezioni naziste e dei bombardamenti alleati, e lo commuove con momenti toccanti e prediche efficaci. Mi rendo conto di aver parlato, finora, di due libri strappalacrime, e prometto che il mio prossimo riferimento letterario sarà più leggero!

  15. stefanoramondetti says:

    Come sottolineato negli interventi precedenti la scuola, tra le istituzioni fondamentali del nostro paese, è stata sicuramente quella che più di tutte ha contribuito a formare un patrimonio di conoscenze comune: innanzitutto con l’insegnamento della lingua italiana anche nelle zone più remote del paese, per arrivare infine ad un sistema scolastico strutturato e sempre più “di massa” che purtroppo, oggi, sta vivendo una fase di forte declino. Proprio a questo proposito, trovo che la discussione sui dialetti sorta nella sezione sulle migrazioni avrebbe potuto trovare spazio in modo ancora più significativo proprio qui: come detto in precedenza, è stato proprio grazie alla scuola che si è potuto creare quella base fondamentale – una lingua comune per tutti – senza la quale la successiva e sempre più forte compenetrazione e unione delle varie culture regionali (per esempio con l’immigrazione dal sud verso il nord) avrebbe potuto compiersi. Il primo processo di inclusione, quindi, si era verificato già a questo livello; come giustamente sottolineato nel pannello introduttivo, il nuovo e forse più arduo compito della scuola oggi è quello di “favorire i processi di inclusione in un’Italia multiculturale e multietnica, nel segno di un’educazione alla cittadinanza attiva e consapevole”.


    pannello introduttivo

    Per quanto riguarda l’allestimento, in questo caso ho apprezzato particolarmente il contenuto delle teche: come già notato da Lorenzo, esse presentavano libri scolastici, oggetti didattici e altro materiale d’epoca che ho trovato davvero interessante. Ho trovato ottima anche l’idea dell’esposizione di vere e proprie classi, sia di quelle nelle quali venivano insegnati i mestieri, sia di quelle più “classiche”, la cui struttura è mantenuta ancora in quelle attuali: uniche pecche, avrei voluto avere maggiori informazioni su queste ultime, per esempio a quale periodo appartenevano e – perchè no – da dove provenivano (è comunque possibile che me le sia lasciate sfuggire), e la distanza del punto di osservazione che non permetteva di immergersi totalmente nelle ambientazioni.



    classi di diversi periodi viste dall’alto

    Per quanto riguarda la lavagna interattiva l’ho notata grazie ai miei compagni e l’ho trovato un dispositivo divertente, magari non troppo funzionale (come notato da Stefano), comunque un buon modo per entrare in contatto diretto con la mostra ed i suoi oggetti e forse – ma potrebbe essere solamente una mia supposizione – con quelli che saranno i dispositivi della scuola del futuro.

  16. chiararomanelli says:

    Quella della scuola è stata in assoluta una delle mie aree preferite. Probabilmente le dimensioni relativamente ridotte hanno aiutato e rendere più visibili i vari exibit e ad evitare quella dispersione che invece avevo notate nelle sezioni dedicate alle città e alle campagne.
    I video presenti sulle lavagne sono tutti molto interessanti, e permettono di comprendere come la scuola, nonostante sia profondamente cambiata nel corso del tempo, sia comunque sempre stata un momento di inclusione per gli italiani.
    L’allestimento è ben studiato e anche la parte sottostante, dedicata alle scuole di mestieri, incuriosisce e stimola la riflessione. La lavagna che col tocco permette di cambiare le immagini è decisamente l’exibit che attira maggiormente l’attenzione. Immagino che l’idea di fondo sia stata di mostrare come gli italiani, anche quelli nati in periodi diversi, siano sempre stati uniti profondamente dalla scuola.

    Chiudo con una citazione di Giovanni Gentile, con l’intento di stimolare una riflessione.
    Secondo Gentile, infatti, nella scuola doveva comunque mantenere una profonda divisione fra classi, in particolar modo per quanto riguardava la distinzione fra licei e istituti tecnici.
    La religione era insegnata obbligatoriamente a livello primario, in quanto Gentile riteneva che tutti i cittadini dovessero possedere una concezione religiosa. Nel triennio dell’istruzione classica veniva poi introdotta la filosofia, adatta alle classi dominanti ma non al popolo minuto che, nella concezione gentiliana, avrebbe dovuto essere tenuto al suo posto dalla Religione.
    Da questo punto di vista si può dire che la scuola non sempre sia stata fenomeno assoluto di inclusione, e considero questa riflessione di grande interesse specialmente ai giorni nostri.

    “La scuola dev’essere laica, perché di sua natura essa è laica. […] Un insegnamento laico nella scuola elementare è un assurdo: soltanto la scuola media, aperta alla filosofia, può aspirare a quella piú alta laicità. […] Dove il concetto non può entrare, perché suppone un’attitudine filosofica che non è del popolo e non è dei bambini, il mito è tutta la verità. Stia il popolo-bambino contento a un insegnamento esoterico. Lo spirito di verità verrà dopo, con gli anni, se potrà venire. […] L’istruzione morale della scuola elementare dovrebbe (o dovrà essere) schiettamente religiosa e, se o in quanto cattolica, affidata alla Chiesa.” (Giovanni Gentile)

  17. francescabilotta says:

    L’area tematica dedicata alla scuola presenta, a mio avviso, dei pro e dei contro: molto bella l’idea delle lavagne che trasmettono i contenuti multimediali (anche se quella interattiva me la sono persa… Vale quanto ho già detto in precedenza sulla mancanza di segnalazione dei contenuti interattivi).
    Ho trovato invece meno significativa la ricostruzione dell’aula scolastica, principalmente perchè troppo lontana dal mio vissuto scolastico (la prima volta che sono andata a vedere la mostra ho visto i miei genitori toccati dal rivedere qualcosa che avevano vissuto, ma se non fosse stato per i loro racconti mi avrebbe detto poco).
    Anche i libri e i quaderni nelle teche li ho trovati inutili… Se fossero stati sistemati sui banchi (così vuoti li ho trovati persino un pochino inquietanti), avrebbero avuto secondo me più senso, oltre che maggiore visibilità (le teche con gli oggetti spariscono nell’economia generale della mostra e, nella loro impostazione “canonica” stridono con il resto dell’allestimento). Forse avrei dato più spazio a qualche contenuto audio (per esempio montaggi di interrogazioni e spiegazioni delle maestre), e avrei pensato ad una migliore illuminazione dell’area dove è stata ricostruita l’aula.

  18. lombardnicole says:

    Quest’area tematica mi ha colpita particolarmente. Ho trovato molto bella la ricostruzione di una classe, i banchi, la lavagna… forse perché mi ha ricordato i tanti racconti dei miei genitori. La lavagna interattiva non l’ho vista purtroppo, ma, a differenza di Francesca, ho apprezzato le teche con i pennini e i vari tipi di inchiostro.

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