La partecipazione politica

La meglio gioventù, Marco Tullio Giordana, 2003

Brigate rosse 07.08 incontro al parco di nascosto per la consegna di documenti falsi e chiavi di casa, si capisce dunque la vita segreta di chi entrava a far parte di questa realtà.

Buongiorno notte, Marco Bellocchio, 2003

Si tratta della lettura da parte della Brigatista carceraria della lettera scritta dall’Onorevole Aldo Moro alla sua famiglia. Lo spezzone scelto alterna la lettura di questo documento realmente esistito ad immagini delle morti partigiane.

16 Responses to La partecipazione politica

  1. Susanna Aruga says:

    Questa tematica è senza dubbio molto sentita tutt’oggi (siamo in pieno clime elezioni, referendum, rimpasto di governo, e via dicendo), ma quello che più ha attirato il mio sguardo sono state due particolarità, una curiosa e l’eltra più seria. La prima, quella più curiosa, è che finalmente ho visto la prova dei discorsi politici rivolti contro i comunisti “che mangiano i bambini” e via dicendo portata avanti dalla DC negli anni del dominio europeo del regime stalinista; mentre la seconda riguarda il linguaggio utilizzato. A ben osservare i toni ed i termini utilizzati nel contesto politico messo in mostra attraverso l’esposizione dei cartelloni pubblicitari dell’epoca (immagine in allegato) quello che mi è venuto da pensare è: non è cambiato niente. Sentiamo parlare di politica nello stesso modo da 30-40 anni, se non di più, ed è forse questo il quesito centrale sul quale, noi studenti di Comunicazione dovremmo focalizzarci di più per migliorare quello che ormai è divenuto un’argomento fastidioso per la maggior parte degli italiani. Che ne dite?


    Manifesti politici, La partecipazione politica, Fare gli Italiani, OGR

    • chiararomanelli says:

      In effetti i manifesti proposti dalla mostra sono stati la parte di questa sezione che maggiormente ha attirato la mia attenzione. Essi, a mio avviso, stimolano la riflessione e fanno venire voglia di comparare i messaggi che si intendeva trasmettere con quelli tipici dei giorni nostri. Mi ha stupito notare come, nonostante molti di questi manifesti a noi cittadini odierni ci sembrino assurdi, essi venivano invece presi molto sul serio nel periodo storico di riferimento. Mi ha fatto pensare a come i cittadini del domani avrebbero percepito la nostra attuale situazione politica. Comunque la storia si scrive solo dopo molto tempo la fine di un’epoca, quindi è una domanda al quale attualmente non possiamo ancora trovare una risposta.
      Nel complesso ho trovato quest’area interessante e piacevole da visitare, ricca di contenuti capaci di interessare ogni tipologia di pubblico.

  2. beatricemaolucci says:

    [audio src="http://dl.dropbox.com/u/31621332/12-AudioTrack%2012.mp3" /]

    Enzo Maolucci, AD AMARTI ORA, da Immaginata 1982

    AD AMARTI ORA
    Ad amarti ora sento piombo nella gola.
    Nell’aria la mia musica da una nota sola.
    Qualcuno più veloce ha sparato stamattina.
    Tu mi guardi tra la gente, la pantera si avvicina. Vai via!…
    Prendi questo sogno mentre vola, dolce amica.
    Il resto non importa più, non vale la fatica.
    Labbra spalancate a divorare il giorno
    e io dentro al bar col sangue intorno,
    t u la donna del terrore
    dietro al banco quella spia. Scappa amore.
    VATTENE VIA! Vattene via.
    Vattene via, adesso è l’ora, vattene via!
    L’infermiere si avvicina, è troppo tardi stamattina,
    poi mi offre da fumare e va a cercare il mio bicchiere.
    Io parto dolce amore, ma tu non starci male.
    Prima o poi lo fanno tutti, non è poi così geniale. Vai via!
    Nella polvere di ieri dò riposo ai miei pensieri.
    Scappa col tuo alibi, non piangere là fuori.
    All’ombra di due lampi devo andare,
    senza un ciao, senza capire.
    Da cattivo, non da eroe
    ma è normale, è così che il tempo vuole.
    VATTENE VIA, vattene via, vattene via!
    Vattene via, adesso è l’ora, vattene via!
    Sento il vuoto in ogni vena e non sopporto la tua pena.
    La città, che mi ha capito, è più viva stamattina.
    VATTENE VIA, adesso è l’ora vattene via!
    Il sogno è già lontano, fai in fretta dolce amica.
    Accendi quel motore, la pantera è già arrivata.
    C’è il juke-box che intanto suona
    un vecchio blues che non perdona.
    Presto, che finisce il disco, presto amore,
    presto che… la nota muore.

  3. beatricemaolucci says:

    Vi chiederete forse perchè abbia voluto inserire qui questa, solo apparente, canzone d’amore. La sua bellezza in realtà sta in quello che dietrosi cela. E’ una poesia tratta da una storia di cronaca di Torino, una coppia di brigatisti vengono scoperti in un bar, lui muore. Maolucci trae ispirazione, ci avvicina ai personaggi e li rende umani attraverso la descrizione dei loro sentimenti, delle loro paure, del loro amore.
    Ho trovato importante inserire qui questa canzone perchè mostra la gravità della devianza ideologica poltica che traspare dalle parole di un terrorista morente; allo stesso tempo vuole presentarci i due personaggi non come i giornali freddamente ce li descrivono ma da uomini come noi, pieni di paure, umani nei loro sentimenti, nel loro amore e nel loro odio. Questa canzone dell’epoca non voleva giustificare ma forse aiutare a comprendere.

  4. stefanoguidotti says:


    LA LIBERTÀ, Giorgio Gaber (1972)
    “La libertà non è star sopra un albero,
    non è neanche il volo di un moscone,
    la libertà non è uno spazio libero,
    libertà è partecipazione.

    Vorrei essere libero, libero come un uomo.
    Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
    e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
    che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
    e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.”

    Questa famosa canzone potrebbe essere la colonna sonora dell’isola tematica in questione: sia per gli anni in cui è stata scritta, sia per il tema che tratta.
    L’area della mostra dedicata alla “Partecipazione politica” vuole ricordare il periodo che si estende dagli anni ‘50 alla fine degli anni ’70. Anni di fervore politico, di movimenti popolari, delle rivoluzioni sessantottine e delle degenerazioni terroristiche. L’Italia cercava di porre le basi per un proprio sistema politico democratico, dopo il buco nero del Fascismo e della Seconda Guerra Mondiale.
    La musica, il cinema e i racconti delle generazioni che hanno vissuto quel periodo contribuiscono a romanzarlo, soprattutto agli occhi di chi è nato dopo. L’esposizione dei manifesti politici ha richiamato in me questo tipo di immaginario, portandomi anche a riflettere sulle differenze con l’attuale fase politica. Manifesti di partiti di massa, relativi a grandi movimenti politici e ideologici, ai quali la gente si legava profondamente, costruendo la propria identità sulla base dell’identità politica. Senza dubbio, questo processo implica risvolti sia positivi che negativi; al di là di giudizi globali, penso che abbia avuto alcuni effetti benefici: grande fermento, creatività, entusiasmo, aggregazione, che permeavano la società a livello locale e individuale. In una parola: partecipazione. Non riesco a percepire tutto ciò nel contemporaneo scenario politico e sociale. Credo che i partiti ora dominanti siano ancora partiti di massa, però astratti, vuoti, piatti: nei simboli, nei manifesti, nelle ideologie, ma, prima di tutto, nelle idee.

    Link al trailer di LAVORARE CON LENTEZZA, film di Guido Chiesa (2004)
    http://www.mymovies.it/trailer/?id=35193

    Questo film è uno dei prodotti che si inseriscono nell’immaginario culturale legato a un’ interpretazione romantica di quel periodo storico. Si capisce già dal titolo l’intento di trasmettere alcuni valori di quella società: la passione e l’artigianalità, relative anche al modo in cui si faceva politica in ogni piccolo contesto.
    Foto auto Fiat con speaker: https://picasaweb.google.com/lh/photo/QZ4lRw4LGop0ottBWwdEfsrR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink

  5. beatricemaolucci says:

    Claudio Lolli, Borghesia, in Aspettando Godot, Emi, 1972

    Claudio Lolli è stato uno dei cantautori più politicizzati degli anni ’70. In molte sue canzoni si riconosce una particolare attenzione riguardo ai problemi sociali in contrapposizione ad una satira feroce verso i vizi, le miserie e le manie della borghesia. La sua poetica è rivolta ai fatti quotidiani, con un’autentica partecipazione ai problemi dei più deboli.

  6. francescapitera says:

    Per l’ennesima volta, è stato già detto molto su quest’isola tematica e, ancora una volta, sono d’accordo con ciò che ha scritto Stefano. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli italiani – dopo tutto ciò che avevano subito – si sono interessati alla politica, si sono informati, in poche parole “hanno partecipato” alla vita sociale del loro paese.
    Oggi invece vi è un disinteresse diffuso, non si ha più fiducia nella politica e nei vari partiti e si dà il voto non seguendo i propri ideali molto spesso, ma al partito “meno peggio” presente sulla scena.

    Non avevo mai visto così tanti manifesti “antichi” tutti insieme e mi hanno colpito molto per i colori sgargianti e per gli slogan taglienti, i quali trasmettono secondo me l’interesse sincero verso il benessere dell’Italia, basato sugli ideali e non sugli interessi, come ai giorni nostri.
    Ecco di seguito un link ad una fotografia che immortala uno dei manifesti più belli a mio parere non per il messaggio in quanto tale, ma per la forza espressiva (le zampe del ragno in realtà sono falce e martello intrecciati):

    • chiararomanelli says:

      Per la prima volta la politica entra nelle case degli italiani, specialmente grazie alla diffusione dei mass media. I soggetti politici acquistano un volto e precise caratteristiche fisiche e comportamentali.
      Comunque, a differenza di Francesca, non direi che oggi vi sia un disinteresse diffuso nei confronti della politica. Probabilmente oserei dire che le questioni politiche italiane abbiano sempre più preso le caratteristiche di un reality show.
      Il pubblico segue le vicende politiche così come sono presentate dai mass media, in modo spesso spettacolarizzato ed estremizzato. I volti e i personaggi sono diventati più importanti delle questioni in sè, e ogni evento viene raffigurato come uno “scontro” fra due differenti fazioni.
      Probabilmente sarebbe giusto da parte di noi cittadini italiani (ed esperti della comunicazione) avviare una riflessione riguardo questi temi, con l’intento di riuscire a comunicare una politica più reale, e in grado di coinvolgere attivamente ogni persona.

  7. stefanoramondetti says:

    Come altri miei compagni, anch’io ho apprezzato molto questa sezione, in particolare per la presenza dei manifesti elettorali che, come qualcuno ha sottolineato, sono simbolo di un certo modo di fare e di vivere la politica che oggi ormai sono solo un ricordo. Sono quindi solo in parte d’accordo con quanto sostenuto da Susanna: è vero che i termini e i toni odierni ricordano molto spesso quelli osservati nei manifesti, penso però che mentre un tempo questi erano davvero pieni di significato, ora sono utilizzati solamente come categorie vuote, riferimenti a veri e propri fantasmi di realtà che non esistono più. Inoltre, ho notato come nella mostra l’attenzione sia stata concentrata solamente (almeno per quanto ho visto) sulla politica “ufficiale” dei partiti, senza mettere in risalto un altro aspetto a mio avviso altrettanto importante, quello che può essere definito dell’ “anti-politica”. Sarebbe stato interessante trovare dei riferimenti (se ci sono stati, li avrei messi di più in primo piano) agli anni di piombo, agli attentati, alle stragi che hanno segnato in modo indelebile un’intera fase della vita politica del nostro paese, e che tra l’altro hanno rappresentato uno dei modi di più intensa partecipazione alla vita politica del paese, tanto da sfociare nell’estremismo.


    piazza fontana – telegiornale


    la strage di bologna – tg1

  8. valeriavittoriabucelli says:

    L’area tematica dedicata alla partecipazione politica mi è piaciuta molto. Ho trovato fantastica l’idea di esporre i vecchi manifesti elettorali uno accanto all’altro, in modo da poter far leva sulle differenze tra i vari partiti politici e sul diverso modo di approcciarsi nei confronti dell’avversario.
    I manifesti elettorali del passato sono molto diversi da quelli attuali: al giorno d’oggi, nei cartelloni, viene solitamente inserita la foto del singolo candidato con il simbolo del partito politico per il quale si schiera. I cartelloni d’epoca, invece, fanno spesso leva sui luoghi comuni, come faceva notare Susanna quando ha citato il classico esempio dei “comunisti mangia bambini”. Inoltre, sono molto più colorati di quelli attuali: questa loro caratteristica li fa assomigliare alle pubblicità del boom economico.




    Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli italiani si trovarono in un periodo particolare: c’era da ricostruire un intero Paese, a partire dall’identità stessa della popolazione. L’Italia, dopo vent’anni di dittatura, era diventata una Repubblica. Parlando con i miei nonni e i miei genitori ho capito una cosa: tra gli anni Cinquanta e Settanta, la partecipazione politica degli italiani era molto più alta. Ovviamente non è stato tutto positivo in quegli anni, ma comunque si poteva notare un’adesione diretta alla democrazia del Paese.

  9. silviafrancescacalvi says:

    Una delle isole tematiche più interessanti, a mio parere, soprattutto per la zona dei manifesti appesi al muro, recanti slogan che sembrano riccorrere persino al giorno d’oggi immutati (il “terrore e lo spauracchio rosso”, in primis).

    Gli elementi che connotano l’isola sono il muro – inteso come spazio di comunicazione politica e di espressione collettiva – e la piazza, intesa come luogo di aggregazione politica e sociale.
    Protagonista dell’isola è un’animazione che attraversa la storia dei partiti di massa, dei sindacati e dei movimenti politici. Le canzoni, i discorsi celebri, gli slogan, le voci e gli applausi accompagnano il racconto visivo.
    Al centro dell’isola, concepita come una piazza simbolica, una presenza di sedie invita il pubblico a fermarsi e condividere lo spazio, simulando un comizio e un vero e proprio “processo storico” alla politica, messa sotto i riflettori di un’Italia che – specie nei giovani – non si riconosce e non crede più in alcun leader, delegando a pochi rappresentanti e ad una stessa casta la partecipazione attiva.

    L’insistenza sul socialismo e sullo scenario anni ’70, mi ricorda questa canzone degli Offlaga Disco Pax (“Robespierre”), dall’album “Socialismo tascabile”: http://www.youtube.com/watch?v=j0hBVfL9S2M.

  10. danielepilato says:

    Per diversi motivi e tramite diverse vie, anch’io, come Susanna, sono arrivato a constatare quanto il linguaggio politico sia identico da tantissimi anni, sicuramente troppi, e quanto l’attuale classe politica sia antica e superata.
    La partecipazione politica dei nostri genitori è già parecchio superiore alla nostra: gli ideali di una volta non ci sono più, così come la scena politica e sociale. Mi ricordo la stima sincera di mio padre verso un certo candidato politico, per esempio; una cosa che oggi non trovo più perchè abbiamo a che fare con persone identiche, se non nel colore politico. Gli scandali a cui ormai siamo, ahinoi, abituati, ci rendono disillusi di fronte alla politica, a tal punto da non andare neanche a votare, a non partecipare.

    L’isola La partecipazione politica è quella che più di tutte rappresenta il tema prefissato. E non parlo solo dei manifesti ma anche delle foto nelle teche che si avvicinano anche ai giorni nostri, coinvolgendo anche noi giovani. Questa sezione inoltre risolleva nella mia testa l’idea che la storia della politica italiana dovrebbe essere materia di studio nelle scuole superiori così da far capire ai ragazzi la realtà dei fatti. In questo modo magari persone preparate potrebbero evitare di farsi abbindolare da quelle frasi dette e ridette dai nostri politici.

    Di pari passo con la politica, c’è sempre stata la satira che in Italia è sempre stata messa a tacere dal politico di turno. Nel nostro Paese più che in altri i comici hanno assunto agli occhi dei cittadini una funzione politca che li rende partecipanti; tutto questo è dovuto alla rarefazione televisiva dei comici satirici, troppo scomodi per arrivare nelle case degli italiani. L’obiettivo della satira è denunciare ridendo e perciò non deve essere presa troppo sul serio.
    La satira è libertà e, come dice Gaber, libertà è partecipazione.

  11. Non credo che l’Italia di oggi sia così poco partecipativa politicamente. Sicuramente c’è un certo allontanamento diffuso dalla politica in senso stretto ma questo è anche frutto dei valori dell’individualismo che riscuotono grande successo da anni, a discapito del bene comune, oltre che al profilo basso che quello che passa maggiormente sui media ci trasmette dei rappresentanti di tutti i colori. Ritengo che però ogni epoca abbia il suo tallone d’Achille e che, lo si voglia o meno, tutto passa da qui: la “volontà” politica.

    Mi spiego meglio. I soldi pubblici, cioè quelli prelevati, trattenuti o versati direttamente dalle nostre tasche, sono il motore di tutti i principali interventi che la politica decide se fare oppure no. Anche la mostra stessa “Fare gli italiani” non esiterebbe senza una volontà politica. Soltanto tenendo presente questo fatto ci si dovrebbe interessare maggiormente e partecipare: il che non significa assolutamente dare sempre ragione a qualcuno o negare e protestare senza controproposte concrete e alternative applicabili. Credo che una buona parte degli italiani si interessi, forse, potrebbe farlo meglio.

    Tornando alla mostra e ai commenti postati mi sono stupito dell’attenzione molto evidente nella scelta di slogan e grafiche esitente all’epoca dal dopoguerra in poi. Sotto una foto delle riproduzioni di manifesti esposti nell’isola:
    https://picasaweb.google.com/lh/photo/L0SKTSnCYzPUl2cV9m-8LtyfYEl0UGB_7gywBsQScBw?feat=directlink

    Alcuni temi della canzone postata da Beatrice sono, purtroppo, di attualità e questo significa che nessuno inventa l’acqua calda. Anche la nascita della nostra nazione ha sicuramente portato vantaggi a qualcuno e dolori ad altri (quanti morti ha causato l’unità d’Italia? Quanti benefici economici?). La storia si ripete e, forse, oggi ci sono paesi in via di sviluppo, del Terzo o Quarto mondo dove i diritti non esistono. Luoghi dimenticati in molti casi che urlano nel silenzio fomentato dal frastuono comunicativo di slogan e altre notizie e non-notizie da cui siamo tempestati.

    Silvia ha colto molto bene e descritto meglio di come avrei fatto io la forza comunicativa di quest’isola: “Gli elementi che – come ha scritto – connotano l’isola sono il muro e la piazza, intesa come luogo di aggregazione politica e sociale…”.

    “Un problema che devo risolvere” recita l’attrice de “La meglio gioventù” riferendosi alla reazione del suo nucleo familiare alle sue frequentazioni e abitudini. Io dico che la politica è una realtà con cui ognuno deve fare i conti. Oltre ad esultare per la partecipazione di tutti ai temi importanti, si pensi a chi non partecipa e perché (al recente referendum oltre il 40% degli aventi diritto non è andato a votare). Domandiamoci anche se abbiamo la forza, la voglia e la costanza di interessarci a cosa succede dopo la vittoria di un “sì” o di un “no” senza delegare soltanto. Non sono critiche o polemiche ma considerazioni che propongo a questo gruppo di colleghi coetanei e contemporaneamente le pongo anche a me stesso.

    Daniele ci ha offerto, inoltre, un altro interessante spunto: la satira. Su questo tema suggerisco anhe i numerosi oggetti (vignette, manifesti e giornali) che ho potuto ammirare al Museo del Risorgimento – dai classici su Cavour a quelli sui monarchi.

    Come Valeria anch’io ho notato che (cito dal post della collega): “I manifesti elettorali del passato sono molto diversi da quelli attuali: al giorno d’oggi, nei cartelloni, viene solitamente inserita la foto del singolo candidato con il simbolo del partito politico per il quale si schiera”.

  12. veronicamolinari says:

    L’isola tematica dedicata alla Partecipazione politica colpisce, principalmente, per i colori dei numerosi manifesti appesi, in cui sono presentate le varie fazioni politiche, attraverso diversi slogan.

    https://picasaweb.google.com/107326003607827861719/LaPartecipazionePolitica?authkey=Gv1sRgCNKntrru7fGrCw&feat=directlink

    Sicuramente, l’idea di organizzare l’area suggerendo l’idea di piazza, di comizio incuriosisce il visitatore e lo invita a partecipare, ad ascoltare. Concordo con molti dei commenti postati sopra: negli ultimi anni la situazione politica è stata presa un po’ “sotto gamba” dagli italiani; c’è disinteresse e scarsa fiducia in quella che è l’organizzazione “degli affari pubblici” attuale, e questo è dovuto, in parte, forse, ai comportamenti dei vari politici che suscitano una sempre e più crescente delusione, a livello generale, rendendosi protagonisti di “scandali”, piuttosto che distinguersi per decisioni mirate a favorire l’andamento del Paese; ad esempio, all’estero, i parlamentari coinvolti in uno scandalo si dimettono, ma in Italia “la scala di giudizio è un po’ diversa” (così ha dichiarato il Presidente).

    Tuttavia, sono d’accordo con Emanuele, quando dice che la politica è una realtà che ci circonda e che va presa a “quattrocchi”, diventando un impegno comune: partecipare attivamente alle questioni in cui si è chiamati in causa (come appunto il recente Referendum) è un nostro dovere di cittadini della Repubblica Italiana, e il tutto “va portato avanti” con forza e costanza.

    Vorrei però fare un piccolo appunto anche a quella che è la figura della donna nella vita politica. Sappiamo, che in Italia, le donne hanno avuto diritto di voto nel 1946, e prima di allora la loro opinione contava praticamente zero; sappiamo però che, anche dopo il raggiungimento di questo traguardo, il ruolo politico della donna è stato sempre considerato a livello passivo.
    Ora come ora, molto è stato fatto in questo campo, ma molto ancora si può fare e la situazione può ancora migliorare, in quanto, come ha sostenuto lo stesso Napolitano: “dare più spazio alle donne significa anche riconoscere i loro meriti”.

  13. lorenzovalle88 says:

    Questa sezione, nel suo piccolo, è una di quelle che mi ha interessato di più. Malgrado non possa vantare scenografie elaborate (come quelle delle due guerre mondiali) o oggetti di grandi dimensioni (come l’aereo, la rete colma di valigie, il carro allegorico), il suo contenuto è sicuramente più raro della media. Non avevo mai visto manifesti elettorali del periodo ’50-’70, e sono rimasto colpito dalla forza cromatica e concettuale che sfoggiavano. Altro che “vota Tizio” o “sostieni Caio” con la solita faccia sorridente di turno, nel ventennio del miracolo economico si andava per il pesante: slogan diretti ed espliciti, sensi di minaccia e di protezione da essa, disegni e caricature persino di mostri e violenza. L’esempio del ragno comunista fotografato da Francesca è eloquente. In generale si puntava più sull’ideologia, sui simboli e sulle rappresentazioni retoriche del mondo, di sé e dei propri rivali che sui programmi concreti e sui singoli candidati. Mi sono scoperto appassionato di grafica editoriale con il corso di Comunicazione visiva del prof. Torri, e l’esposizione di quei manifesti così energici e immaginifici non ha potuto che piacermi. Peccato solo per i poster rovinati, strappati o con i numeri neri scritti sopra, non posso fare a meno di chiedermi se non ce ne fossero di meglio conservati.

    Anche la proiezione a muro (http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070457.jpg), di cui ha scritto Silvia, non era male. Devo ammettere di non essermi fermato a guardarla perché troppo preso dai manifesti. Carina l’automobile con gli altoparlanti (http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070453.jpg), simbolo immediato della propaganda elettorale e delle sue tecniche quotidiane. Molto interessanti, infine, le foto di politici più moderni esposte nelle teche sotto i manifesti: fa strano, specie a noi ventenni, vedere scatti di un Bossi non ancora vecchio, di un Berlusconi abbracciato a Casini, di personaggi della sinistra politicamente non sopravvissuti fino a oggi.

    Riguardo alla politica odierna e alla sua immagine, allego un video che non necessita di spiegazioni:

  14. gloriamarzia says:

    La sezione dedicata alla partecipazione politica trovo che non abbia avuto degna collocazione.
    la scelta di posizionarla tra 2 sezioni decisamente più scenografiche e molto più attraenti sia nell’allestimento che nell’evocare sentimenti passati, trovo che sia stata una scelta decisamente infelice. Avrei sperato in maggior attenzione all’argomento e sopratutto non avrei “ridotto all’osso” l’allestimento. Ho apprezzato moltissimo la proiezione a muro, e credo che sia l’unica cosa “in sintonia con il resto della mostra” che possa in qualche modo valorizzare la sezione.
    L’idea di partecipazione politica, oggi più che mai, ha grande peso sociale e sopratutto è l’unico modo che abbiamo di ridefinire gli assi, politici-economici-sociali-culturali di questa nostra povera Itlalia, maltrattata-usata e deturpata da moltissimi anni ormai.
    Speravo, infatti, che i curatori della mostra avessero maggiore cura per un tema così profondo ed essenziale al processo innovativo di un paese. Poteva essere una grande occasione per dare prospettiva futura ad un pubblico sicuramente attento alle problematiche odierne.

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