I mezzi di comunicazione di massa

Totò, lascia o raddoppia, Camillo Mastrocinque, 1956 

La prima puntata di Lascia e Raddoppia andò in onda giovedì 26 novembre del 1955 e proseguì fino al 1959 con 191 trasmissioni.  Il successo della trasmissione fu straordinario: tra il 1955 e il 1957 le domande di partecipazione furono più di 300.000.

16 Responses to I mezzi di comunicazione di massa

  1. giovannagennatiempo says:

    A due settimane dalla visita delle OGR quest’area tematica è ancora priva di commenti. La cosa mi stupisce molto dal momento che siamo stati chiamati ad elaborare contenuti propri riguardo alla mostra proprio in virtù della nostra comune formazione di “esperti della comunicazione”.
    In Italia i mass media (principalmente cinema e radio) hanno indelebilmente segnato gli
    anni fra le due guerre, coinvolgendo nell’informazione, nella propaganda di modelli e nella
    configurazione di nuovi stili di vita e di pensiero gran parte degli Italiani. Trasmettendo una visione dell’unità nazionale e della modernizzazione del Paese che ha lasciato importanti tracce nel tessuto culturale e nell’immaginario collettivo. Basti pensare all’iincredibile patrimonio di riprese effettuate dall’Istituto Luce riguardanti i raduni e le parate fasciste per avere un’idea del potenziale intravisto dal Regime nel medium cinematografico.
    A cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta è la televisione a farsi specchio e promotrice dell’identità nazionale: con le prime trasmissioni RAI si determina, da subito, la sua funzione di servizio pubblico, con format specificamente dedicati a una pedagogia dedicata alla diffusione della lingua e alla conoscenza delle
    tradizioni del teatro e della letteratura.
    Qui di seguito la sigla del primo programma di alfabetizzazione “Non è mai troppo tardi” (1959-1968): http://youtu.be/GPyIz_6oUUg

    Oltre allo scopo dichiaratamente educativo dei primi anni, lungo l’arco della sua breve storia, la televisione è un fenomeno che ha contribuito a cambiare le abitudini degli Italiani, fino a trasformare gusti collettivi, condizionare le modalità di fruizione dei mezzi di comunicazione, fino ad eleggere la piazza televisiva a surrogato della tradizionale piazza politica (è il caso dei vari Talk-show a stampo politico quali “Annozero”, “Porta a Porta”, “Ballarò”).
    Nonostante il progressivo abbandono di questo medium per la Rete, chi almeno una volta nella vita non ha detto “ALLEGRIA!”, “Che noia, che barba. Che barba, che noia”, “Strapazzami di coccole”, “Sono piccolo e nero”, “AhiAhiAhi, signora Longari!” o canticchiato “il Valzer del moscerino” o “Tuca- Tuca”?

  2. Come ha sottolineato Giovanna l’unità d’Italia dal punto di vista culturale e sociale è passata anche e, in alcuni casi e periodi soprattutto da giornali, radio, cinema e televisione. Oggi internet riesce a riunire sotto lo stesso medium praticamente tutte le funzioni degli altri. Anche nella costruzione di una società il suo ruolo è decisivo (vedasi la campagna referendaria sui temi di acqua pubblica, energia nucleare e legittimo impedimento votati ieri e oggi svoltasi in gran parte in rete sia per i sostenitori del “sì” sia per quelli del “no”). Internet fa sistema con gli altri media interagendo in un continuo scambio di richiami, link e riferimenti reciproci ed è in grado di fare anche di più.
    Link: http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#
    (Su internet la vita dei programmi si allunga e arriva addirittura a costituire una vera e propria community – sotto)
    Link: http://www.community.rai.it/dl/community/Page-4d7539db-cb94-47ac-b4bf-d511535ac1b1.html

    Un tempo ci sono stati periodi in cui giornali, radio, cinema e televisione ma anche libri ed eventi culturali sono state funzionali a precisi scopi di potere e, in alcuni casi più alla luce del sole, questo accade anche oggi. Poi c’è stato il tempo della nascita, più o meno esplicita, della funzione commerciale che continua a caratterizzare molto i mezzi di comunicazione contemporanei.
    Link: https://picasaweb.google.com/lh/photo/zVpA3HYfHM32A0y_6UCRmtyfYEl0UGB_7gywBsQScBw?feat=directlink
    (Nella foto scattata alle Ogr si vedono alcuni volti di presentatrici della televisione italiana, molte sono le immagini delle reti commerciali Mediaset).

    Ma anche il linguaggio e il modo di comunicare continuano a passare da lì per molti italiani come accadeva cinquant’anni fa. I format vengono presi a modello per esprimersi quotidianamente, anche sul lavoro.
    Un esempio è la nota intervista doppia del programma televisivo “Le Iene”.
    Link: http://www.youtube.com/watch?v=oIrkDwzhPTM

  3. In riferimento al video postato è interessante notare che personaggi come Totò (Antonio De Curtis 1898-1967), per le generazioni moderne, siano così familiari e “di casa” pur essendo stati soltanto volti visti in televisione a distanza di anni dalla loro morte.

  4. francescapitera says:

    L’isola dedicata ai mezzi di comunicazione ritengo sia una delle più importanti, soprattutto oggi essendo un tema molto dibattuto e soprattutto per noi “scienziati della comunicazione”.
    La radiodiffusione si è sviluppata nel nostro paese attraversando diverse fasi, prima come strumento di propaganda del regime fascista, poi – nel dopoguerra – come pubblico servizio, fino ad arrivare alla nascita delle tv commerciali e private (prima tra tutte Mediaset, in precedenza Fininvest fondata nel 1978 da Silvio Berlusconi).
    Essa comunque ha contribuito ad unificare l’immaginario degli italiani e ad omologare gusti, mode e comportamenti e proprio per questo ritengo sia di fondamentale importanza all’interno di una mostra del genere.

    Inoltre, all’interno di quest’area mi hanno colpito molto i diversi schermi televisivi posti uno vicino all’altro, nei quali si vedono i volti noti di alcune presentatrici di vari telegiornali (in particolare delle reti Mediaset): è curioso notare che siamo riusciti a riconoscere la maggior parte delle personalità che ci sono state presentate, nonostante all’epoca eravamo piccoli e oggi non si vedono più: forse è anche questo il potere della televisione!

    Quando si parla di tv mi viene sempre in mente un libro che mi ha colpito molto: “Fahrenheit 451” (1953) di Ray Bradbury, nel quale essa viene rappresentata come un elemento ossessivo della società e viene utilizzata dal governo per definire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
    Nel 1966 Francois Truffaut diresse l’omonimo film; eccone un estratto:

  5. Susanna Aruga says:

    Devo ammetterlo, quest’area mi è un po’ sfuggita, ho dovuto rimuginarci su non poco per riuscire a ricordarmi che cosa la rappresentasse, questo potrebbe denotare due cose: 1. la mia scarsa attenzione a questo punto finale della mostra (ma la galleria d’uscita me la ricordo benissimo con tutti quei personaggi volanti!) 2. la minor “scenograficità”/importanza data dall’allestimento della mostra a questo tema.La seconda opzione mi fa venire in mente un qualcosa che chi studia comunicazione come me ripete sempre a tutti quelli che affermano che la nostra laurea sia inutile “non sappiamo vivere senza media (e mass media) ma quando si tratta di spiegare cosa sono e cosa rappresentano li consideriamo come qualcosa “di basso livello” quindi inutile da approfondire, ed è sbagliato!”. Una mostra che così tanto si affida ai media forse dovrebbe accentuare ancora di più questo tema se vi dedica un’area tematica intera.
    Inoltre quando penso a questa tematica, e al mio percorso di studi, non posso esimermi dal canticchiare questa canzone dei The Buggles che il prof. Ortoleva fa ascoltare (quasi) sempre a lezione per argomentare i cambiamenti che i nuovi media di ogni epoca apportano al sistema in cui sono inseriti ai loro “concorrenti”.

  6. Nel video su Fahrenheit 451 postato da Francesca (conosco solo il libro tra i miei preferiti, non il film), all’inizio, appare un treno futuristico molto simile alla monorotaia di Italia ’61.

    Riprendo anche qui il confronto con il Museo del Risorgimento. Sotto nella foto ci sono due visitatori di spalle immortalati mentre assistono ad una delle proiezioni video presenti nelle sale di Palazzo Carignano. In primo piano c’è uno dei touchscreen con informazioni storiche aggiuntive a quanto esposto in sala:
    https://picasaweb.google.com/lh/photo/WexSaIllIxAPmlX2pVEKv1ZROB0AiFE-UMbTYlwpwYA?feat=directlink

    Ho scelto di postare questo commento qui perché trovo che entrambe le mostre offrano diversi livelli di comprensione e interazione tra visitatore e mostra.

  7. stefanoramondetti says:

    La cosa che subito mi ha colpito di quest’area è stato il fatto che, tra i vari mezzi di comunicazione di massa, ne sia stato privilegiato e messo in primo piano uno in particolare: la televisione. Probabilmente il motivo è che proprio questo medium, più degli altri, ha contribuito a costruire l’identità nazionale così come la conosciamo; inoltre è anche quello che unisce con più forza, oggi, il maggior numero di generazioni. Per quanto riguarda gli altri media ricordo di aver osservato con interesse le prime pagine di alcuni giornali: probabilmente avrebbero meritato di essere messe un po’ più in vista, dato che se non ricordo male erano posizionate all’interno dei pannelli trasparenti e potevano passare facilmente inosservate.
    Ho trovato inoltre molto interessante l’immagine postata da Emanuele: per dare un “quadro generale” dell’evoluzione della televisione e descriverne il ruolo che essa ha avuto nelle case degli italiani sono state infatti scelte le immagini delle annunciatrici, figure che diventavano subito familiari e che nel corso dei decenni hanno accompagnato molte generazioni di telespettatori italiani. Questa scelta mi è sembrata sintomatica nel rappresentare l’importanza e l’impatto della televisione, non solo fonte di informazione ma anche di intrattenimento, protagonista dei momenti del tempo libero, fonte di compagnia per gli individui e le famiglie. Inoltre, non va dimenticato, come detto in precedenza, il suo ruolo fondamentale nella creazione di un immaginario e un’identità comuni, sia a livello spaziale (Giovanna ha citato il programma di alfabetizzazione “Non è mai troppo tardi” ) ma anche temporale: mi viene in mente, a questo proposito, la tradizione di alcuni eventi che si svolgono ogni anno e che, a partire dall’avvento della televisione, sono legate in modo indissolubile alla loro trasmissione nelle case degli italiani, simbolo di continuità e allo stesso tempo accrescimento di un patrimonio comune in continua evoluzione.


    sigla del 29mo festival di Sanremo


    sigla giro d’Italia anni ’80

  8. lorenzovalle88 says:

    Quest’area, persino più delle altre, mi ha dato l’idea di essere decisamente sottosviluppata. Una sola sala per diversi media, ovvero televisione, cinema e giornali (non ricordo materiale relativo alla radio se non qualche menzione nei pannelli informativi), e con poco materiale per ciascuno di essi. Era qui che si sarebbero dovuti trovare i grandi schermi con spezzoni di film e programmi televisivi, e le poche prime pagine citate da Stefano (visibili qui, insieme a dei tristissimi mucchi di giornali: http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070489.jpg) offrono una panoramica davvero misera del mondo dell’informazione stampata. Il grande ruolo della televisione nell’unificazione culturale italiana, già sottolineato da Giovanna, Francesca e Stefano, non viene certo rievocato a dovere da qualche volto di presentatrice (foto un po’ peggiore di quella di Emanuele:http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070483.jpg); ci sarebbero stati bene, per esempio, gli spot celebrativi dei 150 anni dell’Unità d’Italia trasmessi dalla rai, ironici ed efficaci (anche se dal messaggio un po’ ambiguo), visionabili qui: http://www.youtube.com/watch?v=GhwTc0FM9zg. Infine la sezione sul cinema, dalle potenzialità fin troppo vaste, è limitata a un paio di teche (http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070484.jpg), e anche la lista di “film pietre miliari” del periodo 1991-2010 presente su un pannello informativo (prima foto del mio post) è insoddisfacente.

    Chiaramente nella mostra non si fa menzione della piega becera e populista che ha preso la televisione italiana moderna. Chissà cosa avrebbero detto Totò e i primi direttori Rai dell’odierna volgarizzazione dei programmi televisivi? Voglio proporvi una canzone di Caparezza, L’età dei figuranti (tratta dall’album Verità supposte), in cui il capelluto cantante pugliese sferza la tv delle banalità, dei casi umani e dei litigi urlati: http://www.youtube.com/watch?v=YfogPWiqWZI.

  9. silviafrancescacalvi says:

    Ed eccoci giunti alla fine del percorso, nella sala dedicata ai Mezzi di Comunicazione di Massa. Impressionante, come la mostra si apra con una scenografia da teatro e si chiuda in una regia televisiva, quasi a sottolineare il mutamento delle forme di comunicazione nel corso della storia, ma anche il sostanziale percorso di “metateatro” che il visitatore ha intrapreso.
    Si parte con l’intenzione di mostrare la storia e l’ “italianità” attraverso gli strumenti multimediali offerti dai media e si finisce per parlare dei media stessi, in una struttura espositiva a chiasmo, che celebra l’importanza storica e sociale dei mezzi di comunicazione di massa e che lascia intendere l’eterno paradosso della mostra che parla dei media e dei media che fanno la mostra.
    L’isola è caratterizzata dalla presenza di un grande limbo trasparente, simbolo della progressiva
    perdita di materialità subita dai mezzi di comunicazione di massa, su cui è ricostruito uno studio
    televisivo degli anni Sessanta.
    Lo spettatore può osservare lo studio televisivo come se si trovasse in una sala di regia da cui
    controlla tutto ciò che è messo in onda.
    La superficie del limbo è interattiva, ed è il supporto per la proiezione di una selezione di immagini
    relative alle piu importanti trasmissioni televisive e agli eventi mediatici che hanno segnato
    la storia delle comunicazioni in Italia.
    Lo spettarore può selzionare e comporre i filmati, come se si trovasse in una sala di regia, creando
    un proprio personale montaggio – quasi a sottolinerare, in fondo, che l’interpretazione finale della mostra (se è vero che si tratta di una mostra fatta dai media) è soltanto dello spettatore, unico soggetto protagonista anche nella personale interpretazione della storia e dell’ “italianità”.
    Le trasmissioni e i programmi televisivi presi in considerazione sono quelli che maggiormente
    hanno lavorato in un’ottica di inclusione, favorendo la costruzione degli italiani, le cui opinioni e
    ricordi sono proposti come voci fuori campo che accompagnano l’azione dello spettatore.

  10. valeriavittoriabucelli says:

    Sarà “deformazione professionale”, ma ho trovato la sala dedicata ai mass media sottosviluppata. Destinare una sola area ai mezzi di comunicazione di massa è limitativo: gli oggetti esposti erano pochi e, per di più, non vi era nessun riferimento al telefono e al computer.

    In una città come Torino, sede del Museo Nazionale del Cinema, sarebbe stato adeguato dedicare uno spazio più ampio a questo medium: un’esposizione più ricca potrebbe accendere, in tutti coloro che non lo hanno ancora fatto, il desiderio di visitare la Mole.

    Gli schermi che mostravano i volti delle “signorine Buonasera” non evidenziano a sufficienza l’importante ruolo svolto dalla televisione nella nostra società.

    In quegli stessi schermi avrei preferito vedere spezzoni dei programmi che hanno fatto la storia della tv italiana: queste immagini avrebbero avuto sicuramente un potere rievocativo, favorendo l’interazione tra i visitatori.


    (Videocamera Rai degli anni Sessanta)

  11. stefanoguidotti says:

    L’audacia innovativa nelle scelte di allestimento non si smentisce neanche nell’ultima isola tematica: non c’è dubbio che la mostra “Fare gli Italiani” abbia uno stile. Proprio per questo fa discutere, nel bene e nel male, così come abbiamo fatto tutti noi in questo blog.
    Tra tutti i mezzi di comunicazione di massa, quest’area mette in risalto la televisione: quella degli anni ’50 e ’60 è stata il medium che ha avuto maggiore impatto sulla società italiana. Oltre alla funzione pedagogica e di intrattenimento culturale, la “paleotelevisione” ha creato un immaginario nazionale da condividere e modificato le relazioni sociali: ad esempio, sono noti i ritrovi-evento a casa di chi possedeva la tv per guardare insieme lo spettacolo. Inoltre, i programmi televisivi diventarono un modo per scandire la giornata e il tempo libero. A questo riguardo, inserisco uno spezzone del film IL COMMISSARIO PEPE di Ettore Scola (1969):

    La governante si rende conto del passare del tempo sulla base del palinsesto televisivo: “Tic tac”, “Carosello”, “una commedia”, “il telegiornale” . L’inquadratura della televisione spenta, nella quale si rispecchia l’anziana signora, dimostra la centralità di questo medium come accompagnamento per la vita casalinga quotidiana.

    La scelta di privilegiare la televisione è evidente e, come è stato fatto notare negli altri post, si poteva dare maggior spazio a tutti i mezzi di comunicazione di massa, perché ognuno di essi è importante e ha caratteristiche specifiche. Tuttavia, ad esempio, al cinema era già stata implicitamente dedicata l’isola “Immagini e Immaginario”.
    Il Web non è protagonista perché l’esposizione ha dovuto necessariamente concentrarsi sul passato per mostrare come “si sono fatti” gli italiani. La Rete potrà avere un ruolo più centrale in un’ipotetica mostra sul duecentesimo anniversario dell’Unità d’Italia.

    In quest’area viene riprodotto uno studio televisivo, posizionato sul retro di tanti schermi che mostrano i volti di presentatrici e annunciatrici. Gli strumenti dello studio fanno emergere l’aspetto tecnico della trasmissione tv; avrei dato maggior risalto ai contenuti veicolati dai mezzi di comunicazione, magari attraverso un dispositivo interattivo che permetta al visitatore di scegliere cosa vedere.
    Inserisco la sigla di un programma televisivo che apprezzo molto: DA DA DA

    Il programma di Rai Uno, firmato da Elisabetta Barduagni, è caratterizzato da sequenze ininterrotte che seguono in ogni puntata un preciso filo conduttore monotematico, avvalendosi del repertorio sia televisivo che cinematografico. “Da Da Da” offre una panoramica principalmente sulla storia della tv italiana, radunando le immagini e i contenuti relativi alla rappresentazione di uno specifico tema. In questo, lo trovo paragonabile alla mostra “Fare gli italiani”.

    Riprendendo l’interessante interpretazione di Silvia sullo studio televisivo, pongo un ulteriore riflessione: sono i visitatori che possiedono la regia dei mezzi di comunicazione, i cui usi e contenuti rispecchiano quindi la società, o sono i mezzi di comunicazione che plasmano i costumi nazionali? Probabilmente nessuna di queste due ipotesi, bensì una loro integrazione e compenetrazione.

  12. danielepilato says:

    I mezzi di comunicazione di massa si riducono al loro esponente più noto: la televisione. Non includo in quest’isola i giornali citati da Lorenzo perchè non fanno parte dell’allestimento ma dei pannelli, che sono, insieme alle isole, i componenti della mostra. Scelta discutibile quella di concentrare la definizione di “mezzi di comunicazione di massa” solo nella televisione, tagliando via la radio, la cui importanza nella storia italiana è pari a quella della tv, stampa, cinema, internet e quant’altro. Detto questo, la realizzazione dell’isola tematica dedicata alla televisione è molto carente, e per questo in linea con buona parte della mostra: ci si concentra su pochi aspetti per rappresentare il tutto, come in una sineddoche visiva. Gli elementi scelti sono la ricostruzione di un piccolo studio televisivo e dei pannelli su cui vengono proiettati i volti di numerose donne dello spettacolo, le cosiddette “signorine buonasera”. Un fenomeno, quest’ultimo, molto piccolo e poco significativo nella storia di questo medium perciò non capisco perchè metterlo in scena.

    Personalmente, avrei preferito fossero proposti dei vecchi modelli di televisori e radio, ma anche delle vecchie prime pagine dei giornali, che trattassero eventi importanti. E siccome non si può prescindere dal video, magari un bel muro di televisori con scene televisive importanti che tutti possano ricordare oppure un solo grande televisore (stile libro ne I Consumi) che mostri uno zapping tra i canali e gli episodi più significativi della tv italiana (in stile Da Da Da, segnalato da Stefano G.). Idee banali ma che avrebbero reso molto meglio la storia del medium per antonomasia.

  13. veronicamolinari says:

    L’isola dedicata ai Mezzi di comunicazione di massa rappresenta, sicuramente, uno dei settori che, attraverso diverse fasi, quali la parola scritta, la fotografia, la radiofonia, il cinema ed infine la televisione, ha contribuito ad “aprire” determinati spazi pubblici alla partecipazione ed al coinvolgimento degli italiani. Possiamo, a questo proposito, parlare di 2 “regni”: quello della parola e quello dell’immagine, che si sono imposti come “elemento base” su cui poggia e prende forma la vita quotidiana.

    Di questa sala ho molto apprezzato l’ambientazione da studio televisivo, molto ben descritta da Silvia, che è di forte coinvolgimento per il visitatore. Inoltre, come sostiene Valeria, anche io avrei dedicato un “ritaglio” di spazio, un “angolino” al telefono e, soprattutto al computer, che costituisce buona parte della nostra “realtà” ormai da diversi anni; anzi, ritengo che sia proprio grazie alle tecnologie sviluppate in funzione di quest’ultimo che molte delle attività multimediali ed interattive della mostra hanno trovato la possibilità di essere “messe in scena”.

  14. La mia idea generale sulle scelte della mostra lìho segnalata nell’ultima categoria. Leggendo un commento dietro l’altro di tutti i colleghi credo si riesca a definire meglio anche la personale esperienza di un percorso di visita come quello che abbiamo effettuato alle Officine Grandi Riparazioni.

    Linko qui un simpatico e breve video sul tema dell’evoluzione della comunicazione girato e diretto da alcuni nostri colleghi studenti torinesi:
    http://www.youtube.com/user/eyecowsmokers#p/c/CA2FA803A0740B05/1/1-6l5YSGPYA

  15. beatricemaolucci says:

    La cultura di massa è una cultura indolore. Quando morde è per piacere e non per obbligo. E’ questo il tema fondamentale della divulgazione attraverso i mass media che promuoveva intellettuali eruditi come Mariannini (Lascia o raddoppia), che prima dell’avvento della tv non avrebbe avuto alcuna capacità di seduzione sulle masse. Oggi è il fenomeno Sgarbi: basta che sia televisiva e la cultura può toccare chiunque, anche nei suoi risvolti più deteriori. Piero Angela fa invece parte di una demoltiplicazione delle complessità scientifiche e culturali, pacata, ragionata e comprensibile.

    Gli aspetti negativi di una cultura globalizzata di massa, intendendola nei suoi aspetti più ampi (costumi, moda, gusti, comportamenti, ecc.), sono i condizionamenti verificabili e tangibili soprattutto nelle generazioni più giovani, che provocano un appiattimento degli aspetti creativi e divergenti. Il gruppo esclude il diverso, la cultura di massa castra il talento originale.

    I mezzi di comunicazione di massa hanno anche portato alla ribalta culture musicali apparentemente rozze e deteriori, ma che presto si sono rivelate un vero specchio dei tempi e hanno trasformato il mondo dei giovani in un unico villaggio globale di intenzioni e di sensibilità (si leggano le intuizioni del sociologo degli anni ’60 Marshall McLuhan, Il medium è il “massaggio” ). Il rock ha plasmato e ancora plasma, tutte le istanze di ribellione giovanile che hanno prodotto il ’68, l’immaginazione al potere e l’autonomia intellettuale. Il rock è stato anche uno stimolo di conoscenza per la lingua inglese, all’epoca poco conosciuta. Anche questo ha fatto gli italiani, immergendoli in una cultura globale e non più solo legata alle tradizioni melodiche e partenopee. Su questo tema i curatori non si sono per nulla soffermati, non solo all’interno di quest’isola tematica, ma anche in generale in tutta la mostra non hanno visto la musica come veicolo di identità e di influenza culturale.

  16. chiararomanelli says:

    Come altri compagni prima di me, anche io ho avuto difficoltà a ricordarmi esattamente l’organizzazione e gli allestimenti di quest’area della mostra.
    I motivi per ciò potrebbero essere molteplici. Da una parte essendo situata alla fine della mostra la sezione rischia di essere usufruita in modo frettoloso e superficiale. Dall’altra può aver influenzato il fatto che la maggior parte di noi è esperto di temi quali la comunicazione e i mass media, fattore che può aver portato a un munor interesse nei confronti dell’argomento.

    Onestamente gli schermi televisivi non hanno attirato particolarmente la mia attenzione, probabilmente in quanto a mio avviso si trattava di una scelta un po’ scontata e banale. Stranamente il mio interesse è stato catturato invece dalle prime pagine dei giornali presenti all’interno delle teche.
    Questa trovata mi ha incuriosito molto e portato alla riflessione riguardo il ruolo dei mass media nella costruzione dell’identità nazionale. Su ciò ha influito anche il fatto che molti degli eventi riportati erano impressi nella mia memoria.
    Probabilmente la grande forza dei mass media consiste appunto nel farci sentire pienamente partecipi in eventi che accadono anche in luoghi molto lontani da noi (pensiamo, ad esempio, alla vittoria dei Mondiali di Calcio del 2006 o al crollo delle torri gemelle avvenuto nel 2001).

    Per questo motivo ho scelto di inserire qui il video che è stato presentato dalle televisioni di tutto il mondo riguardo al tragico evento americano e mondiale, il quale ha anche segnato formalmente l’inizio di un nuovo modo di fare e vedere i mass media.

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