I consumi

UGC, YouTube

16 Responses to I consumi

  1. Susanna Aruga says:


    Spot Fiat 500 (1957) ri-trasmesso da RaiStoria. (via YouTube)

    La FIAT 500 è senza dubbio un simbolo riconosciuto a livello mondiale del nostro Paese, oggetto che tutti sanno identificare e che a pari passo con l’avanzare della televisione a cercato di portare la cosiddetta “democrazia popolare” ovunque in Italia.

    Non poteva di certo mancare quindi la sua presenza all’interno della Mostra “Fare gli Italiani” alle OGR, in special modo nella sezione consumi. Infatti, questa piccolissima auto è l’emblema del boom economico e dell’espansione del consumismo anche nel nostro Paese, di riflesso alla lunga ripresa dell’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale.

    Forse, per quel che riguarda la sua collocazione, mi sarei aspettata di vederla un po’ più protagonista piuttosto che relegata in un angolino (per quanto ampio). La 500 sifgnifica molto per tantissime persone, molti dei nostri nonni e/o dei nostri genitori ne hanno posseduta una e dedicarle uno spazio abbastanza ampio da contenere i ricordi di tutti i passanti sarebbe stato, forse, più giusto per quello che quest’auto rappresenta per noi singoli e per il Paese. Ma si potrebbe trattare per me, in questo caso, di una questione personale di stampo un po’ egoistico, lo ammetto.

  2. veronicamolinari says:

    Il più celebre esempio di programma televisivo, con intento “consumistico” è, secondo me, “Carosello”. Carosello è stato infatti il primo spazio televisivo dedicato alla pubblicità, trasmesso quotidianamente dalle 20.50 alle 21.00; esso consisteva in una serie di filmati, generalmente “sketch” comici, seguiti da brevi intermezzi pubblicitari.

    Questa trasmissione ha “scandito”, per un ventennio (dal 1957 al 1977), le serate delle famiglie italiane, raccolte davanti al televisore; ed è stata molto amata anche dai bambini, soprattutto per il suo vasto repertorio di personaggi d’animazione: basti pensare a Calimero, Susanna Tuttapanna, Topo Gigio e altri ancora. Inoltre, proprio per i più piccoli segnava un momento “decisivo” della giornata: « E dopo “Carosello”, tutti a nanna … ».


    Sigla di “Carosello” (YouTube)

  3. francescapitera says:

    L’isola tematica dedicata ai consumi è una tra quelle che ho apprezzato di più, forse perchè a differenza delle altre appena entrati nell’area dedicata ci siamo sentiti un po’ più “a casa”: infatti, nonostante la nostra giovane età, abbiamo riconosciuto molti dei prodotti esposti (dalla Fiat 500 al Cicciobello) e subito siamo partiti dicendo “questo te lo ricordi?”, “e questo?”.

    Ovviamente è stato azzeccato realizzare quest’area subito dopo le isole relative alle fabbriche e ai trasporti perchè i consumi si sono affermati dopo il boom economico, cambiando lo stile di vita degli italiani, migliorando il loro benessere e omologando desideri e comportamenti.

    Ecco alcuni link a delle foto che immortalano prodotti di consumo e cartelloni pubblicitari delll’epoca:


  4. stefanoramondetti says:

    Come sottolineato da Francesca, l’area relativa ai consumi è una delle più coinvolgenti proprio perchè si tratta del tema al quale probabilmente siamo più sensibili. Per questo motivo, grazie all’esposizione degli oggetti di consumo più significativi e di vari manifesti pubblicitari è stato piacevole creare collegamenti, se non veri e propri fili conduttori tra passato e presente. Ciò riguarda sia le cose che ora non ci sono più, o quasi, e di cui abbiamo tanto sentito parlare dai nostri genitori e nonni (mi viene in mente il juke-bok), sia quegli oggetti che ancora oggi usiamo e dei quali abbiamo potuto così notare i cambiamenti che hanno subito nel tempo: è stato interessante scoprire come molti prodotti che ancora oggi affollano gli scaffali dei supermercati abbiano alle spalle una storia (aziendale, ma anche e soprattutto sociale e culturale) che molto spesso non immaginiamo, e che si collega in modo strettissimo al processo di creazione dell’identità nazionale. Il “fare gli italiani”, quindi, non può prescindere da questo processo che c’è stato e continua ad esserci, coinvolgendo tutti in prima persona.
    Mi è inoltre piaciuto il dispositivo centrale, nel quale, pagina dopo pagina, scorrevano gli oggetti di consumo più significativi, come in un catalogo.


    il dispositivo centrale


    manifesto pubblicitario della Lavazza

  5. valeriavittoriabucelli says:

    Ho apprezzato particolarmente l’area tematica dedicata ai consumi probabilmente perché, come già scritto da Francesca, ho riconosciuto la maggior parte degli oggetti esposti.
    I prodotti presenti in questa sala fanno ancora parte della nostra quotidianità: è stato bello poter osservare da vicino gli oggetti usati in passato dai nostri genitori e nonni e, allo stesso tempo, riconoscere in essi un collegamento con il nostro presente.

    All’interno di quest’area sono esposti dei veri e propri “miti” del boom economico:
    – La Fiat 500 –> http://i1210.photobucket.com/albums/cc409/valeriavittoriabucelli/SDC11258.jpg
    – La Vespa –> http://i1210.photobucket.com/albums/cc409/valeriavittoriabucelli/SDC11265.jpg
    – La lavatrice –> http://i1210.photobucket.com/albums/cc409/valeriavittoriabucelli/SDC11254.jpg
    – Il frigorifero –> http://i1210.photobucket.com/albums/cc409/valeriavittoriabucelli/SDC11260.jpg
    Questi oggetti sembrano banali per la nostra generazione, ma tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta hanno contribuito a realizzare una vera e propria rivoluzione nei consumi della società occidentale.

    I cartelloni pubblicitari esposti rappresentano al meglio una società che usciva dalla Seconda Guerra Mondiale e tentava di rialzare la testa dopo vent’anni di regime dittatoriale.
    http://i1210.photobucket.com/albums/cc409/valeriavittoriabucelli/SDC11255.jpg
    http://i1210.photobucket.com/albums/cc409/valeriavittoriabucelli/SDC11256.jpg
    http://i1210.photobucket.com/albums/cc409/valeriavittoriabucelli/SDC11257.jpg

    Negli anni del boom economico nacque la tv, e con essa si svilupparono anche gli spot pubblicitari. Allego in seguito alcuni video che raccolgono diverse pubblicità d’epoca.


  6. valeriavittoriabucelli says:

    Purtroppo non compare l’anteprima del secondo video che ho postato. Riprovo a metterlo qua sotto.

  7. silviafrancescacalvi says:

    Una sezione piacevole e nettamente ancorata al “quotidiano”, quella che ci permette di rivivere la storia degli italiani attraverso le loro “cose”.
    Attraverso una teca a ferro di cavallo, si possono vedere tutti i beni in uso dagli italiani dal 1861 sino ad oggi, in un crescendo di notorietà di marca e prodotti stessi. Dalle macchine da scrivere Olivetti alla Nutella, c’è l’imbarazzo della scelta su cosa guardare e sembra quasi di essere in un mercatino dell’usato.
    La concreta presenza degli oggetti è compensata dal dispositivo multimediale al centro della stanza: un libro aperto fatto di schermi, sui quali vengono proiettati gli spot dello storico “Carosello”, in alternanza con il “voltarsi delle pagine del libro”.
    Un’idea curiosa e coinvolgente, piacevole per la nostalgia che suscita tra gli spettatori.
    Da segnalare, la mostra “E’ l’ora del Carosello” tenutasi una decina di anni fa alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, ch già – in anticipo sui tempi – di molto assomigliava a quest’isola tematica.

  8. lorenzovalle88 says:

    Tra tutti gli oggetti esposti in questa interessante sezione, vorrei soffermarmi su due loro tipi in particolare: le macchinette per il caffé e l’album di figurine. Il caffé è un’affermata tradizione italiana, sia come bevanda abituale che, in senso più esteso, come ritrovo con amici e conoscenti al bar. La diffusione (se non l’invenzione) della moka, il classico modello di caffettiera largamente utilizzato ancora oggi, è attribuita all’ingegnere italiano Alfonso Bialetti e alla sua storica azienda Bialetti (http://www.bialetti.it/it/storia.asp), presente anche nel Carosello di cui parlava Veronica con gli spot del famoso “omino coi baffi”.

    Mi è quindi sembrato naturale che nella sezione Consumi figurasse almeno una caffettiera Bialetti, visibile qui: http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070475.jpg (peccato per la solita teca unta). Mi ha poi stupito in positivo la presenza di uno “scheletro” di moka gigante, posizionato in una brutta nicchia della parete ma sicuramente d’impatto: http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070473.jpg.

    Per quanto riguarda l’album di figurine, visibile qui http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070480.jpg, posso dire in tutta onestà che si è trattato dell’oggetto che più di tutti mi ha provocato un senso di gradevole nostalgia: mentre non ho mai avuto a che fare con 500 o Vespe, né effettivamente ho mai armeggiato con una moka Bialetti, ho invece trascorso molte ore della mia infanzia a comprare, attaccare e scambiare le figurine Panini dei calciatori (e ogni tanto anche di genere più eclettico, come figurine dei Pokemon o della storia umana). E come me, immagino, milioni di altri italiani.

    Carina la teca sui dischi musicali, anche se realizzata goffamente (perché mettere i dischi stessi sopra le ben più interessanti confezioni?): http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070481.jpg.

  9. Quest’isola mi ha fatto pensare al filone dell’inclusione: qui si gioca sui ricordi di chi è più anziano e i marchi che ancora oggi rappresentano oggetti di consumo o beni materiali di larga diffusione per i più giovani.

    Inserisco il link alla foto dell’isola con il particolare del dispositivo multimediale indicato da Silvia:
    https://picasaweb.google.com/lh/photo/NgEG-lA9lgu_g1prSR7UxtyfYEl0UGB_7gywBsQScBw?feat=directlink

    Personalmente, pur essendo affascinato da un lato come i colleghi hanno sottolineato in precedenza, dall’altro non mi sono sentito completamente a mio agio tra marchi e oggetti o brand ancora troppo moderni per non essere considerati pubblicità esplicite (Martini, iat, Nutella, Vespa Piaggio ecc.). Non voglio aprire un dibattito sul consumismo ma credo che spot come quelli del Carosello (purtroppo mi sono perso la mostra segnalata da Silvia) siano maggiormente d’impatto e inerenti la mostra rispetto alla moto o all’auto, sebbene vecchio modello, esposti in quest’isola. Riconosco che la mia considerazione è figlia di una repulsione verso la tempesta di marchi ostentati ovunque: dai mezzi di trasporto (taxi, autobus e metro) ricoperti di pubblicità, agli stadi passando per gli angoli delle strade (cartellonistica) arrivando poi fino agli abiti che la gente indossa compiaciuta (forse non troppo consapevole però) di trasformarsi in una “vetrina pubblicitaria viaggiante”.

  10. Interessante il sottotitolo dell’isola: “Fragilità e benessere”… Cosa ne pensate? Come lo interpretate?

  11. stefanoguidotti says:

    Nell’area dei consumi, gli oggetti non potevano che essere protagonisti. Buona parte dell’attenzione viene catturata anche dal grande “libro digitale” posto al centro dell’isola tematica.
    Foto 1: https://picasaweb.google.com/lh/photo/_P1AddI6RLSujxyrKJo30crR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink
    Foto 2: https://picasaweb.google.com/lh/photo/v1t9Lve1wuZu6YORGXWpS8rR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink
    L’isola dei consumi è una di quelle che ho più apprezzato, perché l’allestimento è completo dal punto di vista sia della forma, sia del significato: il libro ha un forte impatto visivo, ma trasmette anche dei contenuti inerenti al tema, in modo innovativo e tecnologico; gli oggetti e i manifesti pubblicitari, attraverso la loro semplice presenza, formano un database reale e materiale, raccontando l’esperienza diretta e quotidiana. Tuttavia, concordo con Susanna: l’unica pecca dell’esposizione è non aver dato centralità alla Fiat 500, prodotto di maggior diffusione e simbolo per eccellenza del miracolo economico italiano.

    Se, come hanno fatto notare i miei compagni, quest’area ha coinvolto noi, figli del consumismo, posso immaginare la nostalgia e i ricordi che può suscitare nella generazione dei nostri genitori e in quelle precedenti, le quali hanno toccato con mano questi oggetti. Ad esempio, notando il frigorifero Fiat, ho pensato a quello che potrebbe significare per mio padre, dato che ha lavorato come riparatore di elettrodomestici; infatti, quando gliene ho parlato mi ha subito dato un’indicazione: “Non si rompevano quasi mai, però si poteva staccare la maniglia”.
    Foto frigo Fiat: https://picasaweb.google.com/lh/photo/YtXjKUAhEEQxg9PyncEm2srR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink

    Il mio sguardo si è soffermato anche sul Juke-box, perché è uno strumento che mi ha sempre affascinato: mi spiace che siano scomparsi dai locali pubblici prima che io nascessi. Come non pensare a “Happy Days” e al pugno di Fonzie?

    HAPPY DAYS è una serie tv statunitense, che ha avuto grande successo anche in Italia. È ambientata proprio negli anni ’50 e ’60, quelli del boom economico, di cui il juke-box è uno dei simboli.
    Foto juke-box: https://picasaweb.google.com/lh/photo/5myf_pPjXzuiQvpvDZ0GvsrR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink
    Il fatto che mi sia subito venuto in mente Fonzie dimostra il potere evocativo che hanno gli oggetti di consumo di massa. La riconoscibilità di questi prodotti, utilizzati e vissuti da un così vasto numero di persone, li rende un patrimonio condiviso, parte del processo di identità nazionale.

  12. danielepilato says:

    Per Emanuele: il sottotitolo è Frugalità e benessere (e non fragilità), il che mi sa che te lo rende un po’ meno interessante…!!

    L’isola tematica I Consumi dà un ottimo spunto che allargherei a tutta la mostra: in Fare gli italiani manca, a mio parere, una buona percentuale di immedesimazione e di ricordo. I visitatori non sono coinvolti a pieno nella mostra perchè molte cose sono distanti da loro e, anche quando l’obiettivo è riportare alla mente vecchi ricordi, le isole si rivelano troppo superficiali e mal costruite. I Consumi, invece, avvicina lo spettatore al suo passato permettendogli di perdersi nei ricordi. Vorrei aggiungere però che gli oggetti esposti, per quanto significativi, mi sembrano un po’ abbbandonati a sè stessi: sarebbe stato meglio, secondo me, contestualizzarli magari ricostruendo una vecchia cucina (in cui mostrare frigorifero, televisore, nutella, caffettiera, etc.) o un garage (per Vespa e 500) o ancora un bar (per il juke box, i dischi, la caffettiera, etc.). Per quanto riguarda invece le pubblicità, credo che sia azzeccata la loro presenza perchè esprimono, più di ogni altra cosa, il consumismo. Credo però che, anche in questo caso, la semplicità avrebbe premiato di più: mostrare gli spot del Carosello in modo chiaro tramite dei televisori d’epoca magari sarebbe stato più efficace rispetto al grande librone multimediale.

    In tema con pubblicità e consumi, vorrei riportare dei recenti spot delle FIAT, dedicati alla Nuova 500, qui vero simbolo di storia, tradizione e italianità. Gli spot rappresentano parecchi dei temi proposti nella mostra tramite delle fotografie, che, grazie a Back to life di Giovanni Allevi, riescono a evocare ed emozionare. L’emozione dei ricordi è, secondo me, la grande assente in Fare gli italiani.

  13. stefanoguidotti says:

    Inserisco un video UGC che raccoglie immagini d’archivio Rai, relative agli alementi caratterizzanti il “Boom economico” italiano

  14. Grazie Daniele, hai ragione! Su schermo grande l’ho letto anch’io e senza occhiali tra l’altro. Concordo con la funzione di immedesimazione e inclusione che quest’isola presenta.

  15. beatricemaolucci says:

    I miei compagni sono stati più che esaustivi e hanno descritto perfettamente quest’isola tematica. Dunque, piuttosto che ripetermi, preferisco provare a dare un commento di impronta più antropologica sul consumo, collegandomi al mio indirizzo di studi. E’ evidente che questo approccio manchi alla mostra, trovo che sarebbe stato interessante inserirlo, evidenziando il consumo come pratica culturale e mettendo a confronto aspetti positivi e negativi. Su questo argomento gli studi antropologici, a partire dagli anni ’80, sono particolarmente ricchi; il consumo viene inizialmente letto da un punto di vista degenerativo, frutto della società capitalista, ma nel 2002 per Carrier il consumo è un “uso ragionato che la gente fa degli oggetti…”. Vorrei brevemente analizzare le due diverse posizioni attraverso l’analisi di due libri:
    – “Teoria dello shopping” 1998 dell’antropologo inglese Daniel Miller
    – “Homo consumens. Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi” 2007 del sociologo polacco Zygmunt Bauman

    Miller fa uno studio etnografico, la prima parte del saggio è frutto di una indagine svolta, in un quartiere ubicato nel nord di Londra, sulle casalinghe osservate nelle loro spese quotidiane di routine ed è caratterizzata dalle argomentazioni dell’autore che definisce l’azione dello shopping e la scelta dei prodotti importanti per sviluppare ed idealizzare le relazioni personali dell’acquirente. Miller si sofferma sull’aspetto della gratificazione, sulle tecniche del risparmio e sui discorsi intorno allo shopping. Per l’autore, l’analisi dello shopping ha messo in evidenza le relazioni affettive tra le persone e non il fattore individualistico, il consumo non deve essere per forza visto in maniera negativa ma lo shopping è per lui un atto di amore, critica l’idea secondo cui il consumatore sia vittima della società. La seconda parte del saggio si occupa della teoria del sacrificio, esposta dal filosofo francese Bataille, che prevede una connessione fra consumo e sacrificio; lo shopping sarebbe l’evoluzione del sacrificio perché è regolato dalle stesse logiche.

    Bauman analizza invece la società contemporanea con un approccio critico e pessimista. La nostra società, basata sul consumo, è per lui volta all’autodistruzione. Emerge in tutti noi la figura dell’Homo consumens, un’irresistibile impulso al consumare per stare al passo con i tempi. Questo continuo impulso dato dai media, non porterà mai però alla soddisfazione cioè una stasi di impulsi che produrrebbe una stasi economica, l’eccesso di impulsi e l’eccessiva libertà non porteranno mai al raggiungimento della felicità. La società consumista produce perenne insoddisfazione che sua volta porta a un maggiore consumo, è una catena. Ovviamente le conseguenze sono che chi non riesce a stare al passo con i tempi, come i poveri, si emargina, si auto ghettizza. Bauman vede un futuro di auto segregazione sempre più massiccia unita ad una forte paura di mescolarsi col povero escluso (mixofobia).
    Questa estrema ma per certi versi interessante visione di Bauman porta a riflettere, forse questo manca alla mostra e all’isola dei consumi; anche qui, un lieve coraggioso accenno critico avebbe prodotto un più interessante confronto di idee, non solo sul nostro blog.

    Voglio concludere con un accenno alla teoria degli sprechi di Amotz Zahavi: per poter conquistare spazi riproduttivi l’uomo deve investire più di quello che dispone, questo è indice di fitness (idoneità), così funziona il mondo animale; lo stesso vale per il consumo: gli sprechi di risorse e di energie sono indice di fitness e status sociale, chi spende vuole ostentare fitness.

  16. chiararomanelli says:

    Sezione decisamente godibile, in particolare modo perché essa fa riferimento a un periodo storico e un modello culturale decisamente vicino a quello dei giorni nostri.
    Molti degli oggetti proposti sono infatti facilmente riconoscibili da parte di tutti noi, e rimandano ad esperienze e ricordi personali.
    Ho notato come in molti post precedenti si facesse riferimento a “Carosello”, nonostante molti di noi non abbiano mai avuto occasione di viverlo davvero se non tramite documentari e i ricordi dei nostri genitori. Trovo interessantissimo il modo in cui un prodotto di tale natura sia riuscito a diventare rappresentante di un’intera generazione.
    Riguardo al tema dei consumi però ho delle difficoltà a capire se intendesse essere rappresentato come fase di inclusione o di esclusione della popolazione italiana. Infatti nonostante il consumo di beni abbia aiutato ad unire grandi parti della popolazione, trovo che esso abbia anche creato una divisione maggiore fra coloro in grado di permettersi l’acquisto di tali oggetti e chi invece no.

    A riguardo mi è venuto in mente un saggio scritto da George Simmel nel lontano 1895 dal titolo “La moda”.
    In questa analisi lo studioso tedesco afferma che «le mode sono sempre mode di classe, che le mode della classe più elevata si distinguono da quelle della classe inferiore e vengono abbandonate nel momento in cui quest’ultima comincia a farle proprie. (…) Le classi superiori si volgono da questa moda a un’altra, con la quale si differenziano nuovamente dalle grandi masse e il gioco può ricominciare. Le classi inferiori infatti guardano in alto e aspirano ad elevarsi».

    Da questo punto di vista si può dire che le mode (e il modello consumistico in generale) abbiano svolto un ruolo importante nel creare divisione sociale.

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