Cominciò con loro

Il Quarto Stato, Pellizza da Volpedo, 1901

21 Responses to Cominciò con loro

  1. lorenzovalle88 says:

    L’idea di base di questa prima sala mi è parsa buona, si viene introdotti alla mostra dai busti dei personaggi di spicco che hanno “fatto” l’Unità d’Italia e si ascoltano dei brani di memorie evocative. Peccato che i busti siano disposti in file parallele su un piano rialzato su cui non è possibile camminare, così che quelli più indietro molto meno visibili di quelli in prima fila, e che l’illuminazione della stanza sia molto scarsa.

  2. Susanna Aruga says:


    Prima sala della Mostra “Fare gli Italiani” alle OGR (in parte)

    Concordo con Lorenzo, l’idea alla base di questa prima sala è molto buona e senza dubbio d’impatto come l’intera mostra, ma la perplessità rimane riguardo ai busti che rimangono più indietro rispetto alle prime file: la loro identità ci rimane vaga, pressochè ignota, anche perchè, solitamente, la Storia ci viene insegnata per testi e non per immagini dei protagonisti (se non i principali che sono tutti disposti nelle prime due file, ovvero Cavour, Garibaldi, Mazzini e Vittorio Emanuele II), e ci risulta quindi complicato distinguere i personaggi “minori” l’uno dall’altro solo dal loro volto. Data l’importanza di ognuno di essi sarebbe forse stato doveroso nei loro confronti mettere più in evidenza chi fossero con il semplice utilizzo di una tabella di fianco alla piattaforma (come quella presente vicino ad uno dei quadri nella sala succesiva dedicata a Pittori e Patrioti) o magari con un uso di luci particolare che permettesse di leggere la didascalia già presente sulla colonna a sostegno dei busti stessi.

  3. francescapitera says:

    Concordo con l’opinione di Lorenzo e Susanna: mi è piaciuta l’idea di introdurre la mostra con una serie di busti evocativi di coloro che hanno contribuito a “fare l’Italia”, ma disposti in quella posizione purtroppo quelli delle ultime file sono difficilmente visionabili. Inoltre, ho notato che i busti delle donne si trovano tutti verso il fondo della piattaforma, quasi come fossero stati messi in secondo piano, ad eccezione di quello di Anita Garibaldi, del quale inserisco una foto.

  4. lorenzovalle88 says:

    E’ buffo come la scarsa visibilità dei busti nelle file posteriori della prima stanza della mostra si intoni con Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo: i tre personaggi in primo piano sono ben dettagliati, mentre la folla che li segue si fa confusa e indistinta. Non credo proprio, comunque, che sia un riferimento voluto.

    Sono poi rimasto un po’ deluso dal cartello che avrebbe dovuto spiegare la stanza:
    http://i2.photobucket.com/albums/y24/ScizLor/P1070396.jpg. Mi è parso inutilmente frettoloso, si potevano almeno elencare tutti i nomi dei busti e forse anche qualche informazione in più su di loro, anche perché per leggerne i nomi sui busti, come già detto, bisogna davvero aguzzare la vista.

  5. giovannagennatiempo says:

    Anche io concordo con i commenti precedenti.
    L’idea di porre i protagonisti della Storia nella prima sala rendendoli “vivi” grazie alle registrazioni audio è buona, ma la loro riconoscibilità risulta assai difficoltosa.
    Avrei ipotizzato una doppia soluzione: la prima, come già detto da Susanna, è quella di dare risalto al busto “parlante” con un faro mobile, lasciando gli altri in ombra; la seconda, invece, è quella di disporre diversamente i busti nello spazio: magari a semicerchio intorno al visitatore o lungo un mini labirinto entro il quale quest’ultimo può muoversi aumentando anche il proprio senso di coinvolgimento.

  6. beatricemaolucci says:

    Sono d’accordo con voi, l’idea era buona davvero, peccata non averla sviluppata al cento per cento. Inoltre, cosa dire delle immagini proiettate sul retro? Per nulla visibili, forse dipendeva dalla luce o dalla lontananza, in ogni caso un peccato non poterle comprendere. Vale lo stesso per l’audio per me troppo scarso in questa sala, le parole dei personaggi non erano comprensibili.

  7. beatricemaolucci says:

    Ma sì hai ragione Giovanna, bastava creare una piattaforma simile a quella dell’isola delle migrazioni, inserendo lo spettatore al centro e rendendolo partecipe, vicino ai volti, alle parole, ai colori di questi personaggi storici e anche comprendendolo nel “fare gli italiani”; perchè no? ognuno di noi vi ha partecipato e potrà ancora parteciparvi; ogni italiano ha “fatto gli italiani” e ancora “farà”. Si poteva secondo me in questo modo connettere i grandi volti del passato con il presente.

  8. Come segnalato in precedenza da Francesca, le figure femminili sono in minoranza. Troviamo 3 busti di donne (Cristina di Belgioioso, Adelaide Cairoli e Anita Garibaldi) contro i 28 maschili.
    Foto: https://picasaweb.google.com/lh/photo/_w1wUxQiuf3_CowL6R_I5NyfYEl0UGB_7gywBsQScBw?feat=directlink

    L’effetto creato dallo specchio posto alle spalle delle statue dà però l’impressione di moltiplicare le stesse creando ancora più impatto nel visitatore. Quest’ultimo si sente osservato e quasi intimorito: reazione amplificata dagli effetti audio e luci.

    Per quanto riguarda il paragone con l’opera di Giuseppe Pellizza da Volpedo, i busti della mostra in questione sono imponenti ma fermi, saldi, mentre nel quadro rappresenta chiaramente il movimento. Un’altra differenza è che le statue hanno tutte lo sguardo rivolto verso il visitatore mentre nel dipinto solo le figure in primo piano guardano davanti a loro.

  9. silviafrancescacalvi says:

    Come è già stato detto da altri, ho notato in questa prima isola tematica un effetto di forte impatto appena entrata, determinato dalla disposizione delle luci e dalla moltitudine dei busti di “personaggi risorgimentali” asetticamente posti di fronte all’ingresso, fissi ad osservare il visitatore nella loro austerità.

    Un doppio effetto si innesca appena si varca la soglia di questa prima stanza:

    – Un effetto di spaesamento, dovuto al distacco e alla posa severa di questi busti, posti sopra ad un piedestallo rialzato dal terreno e perfettamente allineati l’uno con l’altro, a costituire uno schieramento compatto e ordinato – quasi marziale o paragonabile ad una struttura portante, quella dell’Italia in questo caso.

    – La sensazione di inclusione e di appartenenza, dovuto allo specchio posto in fondo alla stanza, che riflette le sagome dei busti moltiplicandole all’infinito e assimilandone i volti alla moltitudine degli italiani stessi. Volti che possono benissimo essere quelli dei visitatori, anch’essi lievemente riflessi nella parete specchiata, in un presente che si appoggia “sulle spalle dei giganti” ed è frutto delle loro gesta, figlio del loro operato.

  10. stefanoguidotti says:

    La sala apre la mostra e ci introduce nell’atmosfera che domina tutto il percorso: penombra scandita da un’illuminazione puntuale che colpisce oggetti e aree espositive, o proviene direttamente da essi (schermi luminosi, pannelli cronologici, ecc..). Questa scelta crea un contrasto tra il vasto spazio in cui è collocata la mostra e i particolari che si incontrano, esplorandola. Numerosi e frammentari soggetti, eventi, oggetti e luoghi che hanno contribuito a formare l’Italia. Un’officina buia che si anima e si illumina.

    Appena entrati nella sala, una schiera di busti fronteggia lo spettatore. Sono i personaggi che hanno contribuito a “fare l’Italia e gli italiani”.
    Foto: https://picasaweb.google.com/lh/photo/pStog-NaiDGOAlMP7lZBG8rR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink

    Come già osservato nei commenti precedenti, i busti sono collocati su un piano leggermente rialzato, non si può camminare tra di essi, nonchè risulta quasi impossibile identificare i personaggi delle file posteriori. Probabilmente, si sarebbe potuto creare una disposizione diversa, ma credo che gli allestitori abbiano optato per l’impatto sugli spettatori, più che sul loro coinvolgimento. Prevale un’aura di rispetto, per la quale noi non possiamo essere sullo stesso piano di questi personaggi. Tuttavia, sono d’accordo con Lorenzo: il cartello della sala avrebbe dovuto almeno segnalare tutti i nomi, per ovviare alla scarsa visibilità.
    Non ho ben capito il meccanismo della parete dietro ai busti, perchè non è un vero e proprio specchio, infatti i busti restano rivolti verso gli spettatori e non di spalle. Qualcuno sa dirmi se è un proiezione?
    Foto: https://picasaweb.google.com/lh/photo/w3jMyA83ypfhOipwNeJ6PcrR95g8t9x-uwtPbdpf2qI?feat=directlink
    Come dice Beatrice, ciò che si vede nella parete non è nitido, ma penso che lo scopo fosse soltanto quello di creare un effetto di moltiplicazione. In questo senso, trovo bella e interessante l’idea di Silvia: la dimensione di élite dei busti in primo piano viene integrata con una dimensione di massa, di popolo, in cui il contributo di tutti è stato importante. A questo punto, risulta comprensibile il paragone della sala con il dipinto “Il Quarto Stato”, sia come disposizione visiva, sia come intenzioni.

  11. valeriavittoriabucelli says:

    Questa prima sala ci introduce all’interno della mostra presentandoci, attraverso i busti esposti, i personaggi chiave che hanno contribuito a unificare l’Italia.
    L’idea di base della sala è buona: una registrazione audio accompagna la visita dello spettatore, permettendogli di associare le parole al personaggio che le ha pronunciate grazie a un faro mobile che illumina temporaneamente il busto del patriota in questione.
    La scarsa illuminazione della sala e la disposizione a file parallele dei busti non permettono di leggere i nomi di tutti i patrioti.
    Per migliorare la visibilità sarebbe bastato disporre i busti a semicerchio: lo spettatore avrebbe potuto osservare più da vicino le statue; questa sistemazione contribuirebbe sicuramente ad aumentare il senso di coinvolgimento nel pubblico.
    Dietro ai busti vi è una parete che, a una prima impressione, potrebbe sembrare uno specchio. Guardando con più attenzione si nota che i busti sono posti frontalmente verso lo spettatore e non di spalle come dovrebbero essere se la parete fosse una superficie riflettente; credo quindi che si tratti di una proiezione.
    Un’altra caratteristica negativa è il cartello esplicativo: su di esso, infatti, non sono riportati tutti i nomi corrispondenti ai busti presenti in sala. Data la scarsa visibilità sarebbe stato meglio, almeno sul cartello, elencare i nomi di tutti i patrioti presenti.

  12. danielepilato says:

    Inutile che io ripeta quanto detto dai miei compagni in precedenza. Mi piacerebbe solo evidenziare come la prima sala (insieme poi alla seconda) sia, a mio parere, la più riuscita ed efficace: passare dalla luce al buio senza sapere cosa ci aspetta dietro le tende nere è stato un effetto piacevolmente intrigante per me. La rigidità della formazione dei busti si intona con l’autorità delle figure e con il rispetto che meritano.
    Rispondendo poi a Giovanna vorrei aggiungere che il faro che illumina i busti “parlanti” era presente e me ne sono accorto perchè cercando di leggere il nome di un busto mi si è illuminato e ha iniziato a parlare!
    http://s1092.photobucket.com/albums/i411/9daniele9/
    Vorrei ora creare un collegamento tra questa isola tematica, un recente film e, in qualche modo, con Il Quarto Stato. Nel novembre 2010 è uscito nelle sale italiane Noi credevamo, un film di Mario Martone con un grande cast (tra gli altri Luigi Lo Cascio, Toni Servillo, Luca Zingaretti, Francesca Inaudi). Il film ha riscosso un buon successo di critica conquistando 7 David di Donatello, nonostante la lunga durata (3 ore). Noi credevamo racconta il Risorgimento italiano e l’Unità d’Italia, visti dagli occhi di tre ragazzi, successivamente uomini. La narrazione si muove tra il Cilento e Torino, tra Parigi e Londra, coinvolgendo numerosi personaggi raffigurati dai busti di “Cominciò con loro” (Mazzini, Garibaldi, Cavour, Crispi). Nel film più volte viene ribadita l’importanza di una rivoluzione dal basso, che coinvolgesse l’intero popolo, dai contadini ai nobili: questo mi ha ricordato Il Quarto Stato di Pelizza da Volpedo che rappresenta l’azione dei lavoratori, l’avvio dal basso di un cambiamento. Vi propongo una delle scene più significative: i Mille di Garibaldi, in attesa del Generale, si dimostrano uniti e compatti nell’inseguire il loro obiettivo, che siano essi povera gente o ricchi signori.

  13. veronicamolinari says:

    Questa prima sala della mostra “Fare gli Italiani” è molto ad effetto; concordo con Daniele: l’ingresso in “medias res”, direttamente “faccia a faccia” con questi austeri busti, protagonisti e artefici dell’Unità d’Italia, ha un impatto significativo sul visitatore, che si ritrova proiettato in un ambiente buio e solenne. Io, personalmente, ho provato un forte senso di soggezione; per dirla in altri termini, mi sono sentita del tutto insignificante di fronte a queste personalità complesse, artefici di un “progetto” così importante: l’Italia, che “noi”, di conseguenza, abbiamo ereditato.

    Tuttavia, concordo con i commenti precedenti: la disposizione dei patrioti è limitativa: i busti delle prime file appaiono ben chiari e visibili all’osservatore, mentre quelli più indietro sono totalmente irriconoscibili. Secondo me, la proposta di Giovanna è molto valida: l’idea di articolare il percorso espositivo (e di conseguenza quello del visitatore) in un mini-labirinto sarebbe decisamente interessante. In questo modo, forse, lo spettatore si sentirebbe più “amalgamato” nel contesto e, allo stesso tempo, molti di questi “grandi” della Storia sarebbero sicuramente più “in vista” rispetto alla loro posizione attuale.

  14. stefanoramondetti says:

    Contrariamente alla maggior parte dei miei compagni, la sezione inaugurale della mostra non mi è piaciuta molto, soprattutto per quanto riguarda l’allestimento. L’idea di iniziare con i personaggi che sono passati alla storia, che hanno per davvero contribuito a fare l’Italia e gli italiani, mi è sembrata azzeccata. Come sottolineato già in precedenza, però, la disposizione non ha aiutato a cogliere tutti i personaggi allo stesso modo, privilegiando (non so se sia stata una precisa scelta espositiva) i busti posizionati nelle prime file; sarebbe stato forse meglio disporli a semicerchio, in modo da dare ad ognuno di essi la giusta visibilità e, perchè no, guidare lo spettatore anche a livello cronologico. A proposito dei busti, inoltre, trovo che il loro utilizzo sia stato giusto ma allo stesso tempo eccessivamente “pomposo”: a parte il fatto che solo da questi non è sempre stato facile risalire al personaggio corrispondente (in particolare quelli delle ultime file), io li avrei, se non sostituiti, almeno accompagnati da una illustrazione nella quale “contestualizzare” i personaggi, sottolineando il ruolo che essi hanno ricoperto attraverso un’immagine emblematica (per fare degli esempi, Cavour dietro una scrivania, Garibaldi con i mille ecc.). L’ultima mia critica riguarda la luminosità dell’ambiente, a mio parere fin troppo buio, soprattutto se si tiene conto che si trattava della sala introduttiva alla mostra: sono d’accordo con Daniele e Veronica quando ne sottolineano la solennità, a me personalmente ha spiazzato e penso che una luminosità maggiore avrebbe inoltre aiutato lo spettatore a meglio individuare i busti posizionati nelle ultime file.

  15. Propongo un primo confronto tra la mostra “Fare gli italiani” alle Officine Grandi Riparazioni e il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano a Palazzo Carignano.

    Partiamo dai busti di “Cominciò con loro”, anche nella mostra di palazzo Carignano figurano molte statue di personaggi storici famosi e legati al Risorgimento italiano. In una delle ultime sale sono disposte in gruppo e in maniera simile alla prima isola delle Ogr ma le teste sono presenti anche singolarmente in molte delle altre 30 sale di palazzo Carignano.

    Un’altra differenza sono i pannelli a fianco ad ogni oggetto della mostra sul Risorgimento. Si tratta di cartelli leggibili sia da normodotati sia da non vedenti e disabili. Esiste infatti una traduzione in braille, in alcuni casi anche nelle illustrazioni. Oltre ai pannelli dedicati ad ognuna delle 30 sale, abbinati a guide cartacee (e a pagamento audio guide) ci sono dei pannelli con didascalie (studiati sulla base di un modello canadese) a due colori (una per indicare la sala del Palazzo e descriverla e l’altra per descrivere gli oggetti mostra).

    Sui pannelli c’è scritto se si possono toccare le opere e gli oggetti esposti.

    Link di una foto scattata con Nikon S220 con la mappa (anche in rilievo per non vedenti) del museo:
    https://picasaweb.google.com/lh/photo/ByOjJQRl5mlPF7LYBi1zUFZROB0AiFE-UMbTYlwpwYA?feat=directlink

  16. stefanoguidotti says:

    Questa sala mi ha fatto pensare anche al Monte Rushmore, dove sono scolpiti i volti di quattro importanti presidenti americani, scelti come simboli della nascita, della crescita, della conservazione e dello sviluppo degli Stati Uniti.
    Foto: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/1f/Mountrushmore.jpg

  17. chiararomanelli says:

    Il mio commento è in controtendenza rispetto a quelli dei miei colleghi. Infatti, a mio parere, i busti ordinati apparentemente senza ordine logico e posizionati in modo che non siano facilmente visibili, è da vedersi come una precisa scelta da parte dei curatori.
    Lo stesso utilizzo dell’audio, spesso confuso e con voci che si sovrappongono, ha l’intento a mio avviso di comunicare come l’Italia sia stata costruita da personalità diverse e con ideologie a volte persino contrastanti.
    Quindi l’allestimento qui realizzato, nonostante apparentemente simuli quello di una tradizionale sala da museo, in realtà ha intenti comunicativi differenti: non vuole offrire ai visitatori una semplice lista di nomi, ma far scaturire in lui immagini e sensazioni.
    E’ importante notare a riguardo come i busti presentati non siano degli originali, come ci si potrebbe aspettare, ma semplici copie.

  18. Memo150 ideata da Studio Azzurro con la tecnologia rfd (radio frequenze) è pronta. La notizia è stata lanciata oggi. Durante il servizio passata in Rai alle 14 la giornalista ha rivelato un interessante aspetto interattivo che nella nostra visita di classe non avevamo colto. Su questo rimando all’isola delle mafie.

  19. francescabilotta says:

    La prima sala, con i busti dei personaggi che hanno fatto l’Italia mi è tutto sommato piaciuta anche se, personalmente, avrei creato un percorso che permettesse di girare tra i busti ed ascoltare con più attenzione i contributi audio. Forse avrei anche ridotto la quantità di personaggi, concentrandomi sui “pochi ma buoni” (quelli nelle file dietro, anche quando illuminati erano poco individuabili e quindi catturavano poco l’attenzione). Diciamo che a questa sala si dedicano volentieri cinque minuti, poi si tende a distrarsi per vedere cosa c’è dopo.
    Scarsamente interessante il pannello informativo, non aggiunge o toglie nulla a quanto dicono i vari personaggi.

  20. lombardnicole says:

    Personalmente, ho apprezzato la prima sala con i busti di coloro che “hanno fatto l’Italia”, anche se purtroppo ho trovato che spesso l’audio e l’illuminazione dei busti non fossero sincroni. Non so se fosse una precisa scelta dei curatori, ma il tutto risultava un po’ confuso.

  21. alexbar88 says:

    L’idea di collocare i busti degli uomini che hanno fatto l’Italia nella sala introduttiva mi è sembrata carina; peccato però che la realizzazione abbia reso l’ambiente un po’ confuso, in quanto non si capiva sempre bene a chi si riferiva la voce, ed inoltre il numero dei personaggi era eccessivo.

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